| Carmen: | Parliamo, ora, di un tema che negli ultimi giorni ha animato il dibattito nel mondo dell’enologia: il decreto del governo che apre le porte alla produzione di vini dealcolati in Italia. Parliamo di bevande con un tasso alcolemico quasi inesistente — meno di 8,5 gradi — e quindi, secondo alcuni, molto distanti da ciò che, tradizionalmente, chiamiamo “vino”. Dopo un lungo negoziato tra il ministero e i produttori, la decisione è stata ufficialmente adottata. L’Italia, patria di antichi vigneti e rinomata per la qualità delle sue produzioni, si avventura su un terreno che alcuni ritengono minato. Per altri, invece, rappresenta l’inizio di una rivoluzione gentile. |
| Olinda: | Personalmente, sono molto scettica. |
| Carmen: | Neanche un pizzico di curiosità? |
| Olinda: | Più che curiosità, provo una certa apprensione. Il vino è storia, è tradizione. Privarlo dell’alcol significa, a mio avviso, smantellare un simbolo. |
| Carmen: | Ma pensaci: innovare non vuol dire per forza tradire le radici. In alcuni Paesi, il vino senza alcol è già una realtà consolidata. |
| Olinda: | Ti riferisci ai Paesi a maggioranza musulmana? |
| Carmen: | Non solo, anche al Nord America e ai Paesi del Nord Europa. Rinunciare a questa fetta di mercato equivale a restare indietro. |