“Pubblicare non è reato”: la lettera in difesa di Julian Assange
7 December 2022
Dani Ber / Shutterstock
La vicenda di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, evoca, per certi versi, il mito di Prometeo. Invece di donare il fuoco agli uomini, Assange ha illuminato i segreti delle stanze del potere, cambiando per sempre il volto del giornalismo nell’era digitale.
Ma, come Prometeo, Assange ha incontrato una sorte durissima. Dal 2019, infatti, è prigioniero in un carcere di massima sicurezza nel Regno Unito, in attesa di essere estradato negli Stati Uniti. Là lo attendono accuse molto gravi, tra cui quella di spionaggio, per la quale rischia fino a 170 anni di carcere. Prima ancora del carcere, Assange ha vissuto per sette anni nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, proprio temendo quella richiesta di estradizione che poi è arrivata.
Al centro del caso, ci sono i documenti forniti nel 2010 ad Assange dall’allora militare Chelsea Manning. Le informazioni contenute in quei documenti sono state in parte pubblicate, con