Se la politica diventa l’arena del Colosseo
29 July 2026
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Il generale Roberto Vannacci siede in compagnia di Giorgia Meloni e del presidente del Senato, Ignazio La Russa. Sono spettatori al Colosseo. Nell’arena, legati con delle corde, ci sono quattro prigionieri. I loro volti sono quelli di alcuni politici dell’opposizione. Improvvisamente, vediamo la zampa impaziente di un leone. Lunghe unghie affilate. C’è pure un gladiatore nei panni del boia. Vediamo poi una falce e un martello. “La stessa falce e lo stesso martello che non hanno mai usato”, dice Vannacci con un sorrisetto sarcastico. L’allusione è chiara: saranno quelli gli strumenti con cui verranno giustiziati i prigionieri. Poi, arriveranno i leoni.
Immagini disgustose e inquietanti. Mettere in scena la condanna a morte di figure politiche dell’opposizione — anche se sotto forma di metafora, parodia o contenuto generato tramite intelligenza artificiale — travalica i confini della normale dialettica democratica per sconfinare nell’incitamento alla violenza. E nell’autoesaltazione.
Questo genere di contenuti, in realtà, si inser
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