Il paradosso di Vannacci, tra Giovenale e Mussolini
22 July 2026
Marco Iacobucci Epp / Shutterstock
È il secondo fine settimana di luglio, e l’evento è interamente dedicato allo sport. Nuoto, ciclismo, corsa campestre. Circondato dalle telecamere dei giornalisti, Vannacci si sfila maglietta e bermuda, e si esibisce in un atletico tuffo nel mare ligure. “Lo sport è salute. La salute è vita e chi è in salute pesa di meno sul servizio sanitario nazionale ed è psicologicamente più stabile”, commenta poi.
Scene e parole che scatenano un dejà-vu. Il parallelismo col Ventennio fascista, un’epoca in cui lo sport e il culto del corpo venivano usati come strumenti di propaganda politica, è infatti inevitabile.
In questo, Benito Mussolini era stato un pioniere. Si mostrava a petto nudo mentre nuotava, trebbiava il grano o cavalcava davanti alle cineprese del regime, usando la propria fisicità come un manifesto politico. In quella narrazione, il corpo vigoroso del leader rappresentava la forza di un’intera nazione.
Ma Vannacci sta attento alle formalità. Quando i suoi accennano s