Mangiare sotto l’ombrellone
19 August 2026
Corrado Baratta / Shutterstock
Delle estati al mare della mia infanzia, ricordo
un sentiero fiancheggiato da cespugli di ginepro che dalla strada asfaltata portava alla spiaggia. Ricordo gli amici — alcuni italiani, altri tedeschi —, e l’ambulante che vendeva “Cocco bellooo… cocco frescooo!”.
Le conchiglie e gli ossi di seppia, i castelli di sabbia e il profumo dolce della crema solare che invadeva l’aria. Gli ombrelloni blu e le sedie a sdraio gialle. E ricordo, con infinita nostalgia, i panini che faceva mia madre. I miei preferiti erano quelli con la mortadella, accompagnati da lattuga, cetrioli, pomodori e una fetta di formaggio tenero. Negli anni, le spiagge che ho visitato con lei sono cambiate, ma
la ricetta dei panini,
con mio sommo piacere, è rimasta la stessa. Devo dire che, in spiaggia, abbiamo sempre consumato il nostro “pranzo al sacco” in santa pace, nella massima tolleranza, o indifferenza, dei gestori degli stabilimenti balneari. Al bar, andavamo più tardi,
verso la metà del pomeriggio, per un ginger ale e un caffè. Non tutti in Italia, tuttavia,
sono fortunati come lo siamo state noi.
Ogni estate, nel nostro paese, scoppia infatti una polemica. La stessa, futile, polemica
tra gestori degli stabil