Silvia Romano e la strategia del silenzio
13 March 2019
Sono passati quasi quattro mesi dal giorno del rapimento di Silvia Romano. Silvia, una volontaria milanese di 23 anni, lavorava per Africa Milele, una piccola ONG italiana attiva nella cooperazione per l’infanzia. La sera di martedì 20 novembre, un gruppo di otto uomini armati ha fatto irruzione a Chakama, un piccolo villaggio del Kenya sud-orientale, non lontano dalla città costiera di Malindi. Gli uomini del commando hanno ferito varie persone, ma avevano un obiettivo specifico. Cercavano Silvia. L’hanno portata via con la forza, e da quel momento, della ragazza, non si è più saputo nulla.
O meglio: nulla di concreto. Nulla che possa portare alla sua liberazione. Solo un vortice di piste false, speranze e delusioni, proclami e silenzi. Dagli iniziali proclami della polizia kenyana, che aveva avanzato l’ipotesi di un ‘sequestro lampo’… alla strategia del silenzio imposta dalle autorità italiane. Così come dalla famiglia di Silvia, che ha chiesto a tutti silenzio e discrezione. Anche a chi, nel periodo di Natale, avrebbe voluto organizzare una fiaccolata per la ragazza.
Lo scorso 21 gennaio, la polizia di Nairobi ha detto di essere certa che Silvia sia ancora in Kenya, nascosta —con