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Un timido risveglio

13 March 2019
Dopo la bruciante delusione per la sconfitta elettorale del 4 marzo 2018… dopo lo shock… dopo i mesi di rivalità, rivolte e sterili lotte fratricide… nelle vene del Partito Democratico comincia a scorrere un po’ di ottimismo. Si respira, finalmente, un’aria più fresca e costruttiva.

Tutto questo, grazie, soprattutto, alle persone —un milione e ottocentomila, secondo i dati ufficiali— che domenica 3 marzo hanno partecipato, in tutta Italia, alle primarie per eleggere il nuovo segretario del partito. Una sfida a tre che ha visto trionfare, con oltre il 65% dei consensi, Nicola Zingaretti, attuale presidente della regione Lazio.

“Costruiremo un nuovo Partito Democratico e nuove alleanze. Oggi, non illudiamoci, è solo l’inizio”, ha detto Zingaretti, nel suo discorso di ringraziamento agli elettori.

Il fatto che il principale partito d’opposizione italiano stia, seppur lentamente, uscendo dalla profonda crisi d’identità che lo aveva colpito negli ultimi mesi è, ovviamente, una notizia molto positiva. Non tanto (o non solo) per la leadership del partito, quanto per la salute democratica del paese.

Un fatto che appare ancor più positivo se pensiamo che, in realtà, la crisi del Partito Democ

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