Se domandassi “qual è il paese che imprigiona più persone?” molti potrebbero pensare a paesi con autorità repressive che rendono un inferno la vita della popolazione.
Invece questo primato spetta ai civilissimi Stati Uniti, il paese che siamo soliti definire “la più grande democrazia del mondo”. Sono infatti più di 2 milioni le persone attualmente in carcere nei vari Stati.
Un numero che diventa ancora più impressionante se rapportato alla popolazione complessiva, ottenendo il cosiddetto tasso di incarcerazione. Vediamo così che per questo triste primato gli Stati Uniti battono paesi come Ruanda, Turkmenistan ed El Salvador.
Ecco perché quando, lo scorso 6 ottobre, il presidente Joe Biden ha annunciato un provvedimento di grazia per i crimini legati al possesso e all’uso di marijuana, la decisione è apparsa immediatamente storica. E non perché Biden abbia tenuto fede a quanto dichiarato in campagna elettorale, ovvero che nessuno dovrebbe essere in prigione per reati di quel tipo. Siamo purtroppo abituati a politici che fanno promesse a vuoto.
Il provvedimento segna un punto di svolta dopo decenni di “guerra alle droghe”. Dalla presidenza Nixon in poi, con questo slogan tanto la politic
È il 2018, siamo a Stoccolma, ed è venerdì. Una ragazzina di 15 anni, Greta, oggi non andrà a scuola, perché, come tutti i venerdì, ha altro da fare. Deve andare davanti al Parlamento e impugnare un cartello con la scritta “sciopero scolastico per il clima”.
Il riscaldamento globale e, più in generale, la salute del pianeta, sono il primo pensiero di Greta, tanto da aver convinto i suoi stessi genitori a ridurre le emissioni di anidride carbonica, facendoli diventare vegetariani e convincendoli a rinunciare ai viaggi in aereo.
Gli scioperi vanno avanti da diverse settimane ormai: la singolare protesta ha coinvolto prima i compagni di scuola, e poi, attraverso i social network, importanti organizzazioni ambientaliste. Le settimane diventano mesi. Da locali, gli “scioperi per il clima” diventano mondiali. Un’ondata ecologista si diffonde, unendo un’intera generazione attraverso l’hashtag “FridaysForFuture”.
Quella ragazzina, Greta Thunberg, oggi ha 19 anni ed è forse la più importante attivista climatica al mondo. Che si tratti di parlare alle Nazioni Unite, a New York, o di partecipare alle Conferenze internazionali sul clima, la sua voce non smette di lanciare l’allarme per un pianet
Lo sport più seguito in Italia è da sempre il calcio, tanto è vero che una famosa battuta di spirito vuole il Paese composto da 60 milioni di commissari tecnici. Un'osservazione che sottolinea sia l’amore degli italiani per questo sport, sia la loro propensione a dibattere su qualunque argomento.
Tuttavia, negli ultimi anni, altri sport di squadra hanno trovato spazio nel cuore della popolazione. In particolare, la pallavolo, grazie alla nazionale femminile e alla sua stella più splendente, Paola Egonu.
Nel ruolo di opposto, a soli 23 anni, Egonu ha già conquistato un numero impressionante di successi, premi e riconoscimenti, tanto da essere considerata oggi una delle giocatrici più forti al mondo. C’è però un avversario con cui purtroppo Paola Egonu si trova spesso a fare i conti, e contro cui nessuno potrà mai allenarsi abbastanza: il razzismo.
L’ultimo episodio è accaduto nella finale per il terzo posto dei Mondiali femminili, durante una partita con gli Stati Uniti. Egonu si è avvicinata al suo procuratore, dicendogli che quella sarebbe stata la sua ultima partita con la nazionale.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso? Un’insinuazione velenosa sulla sua nazionalità. “Ma davver
Le divinità greche sapevano essere molto vendicative con i comuni mortali. Atena trasformò in ragno Aracne, colpevole di essersi paragonata a lei nell’arte di tessere. La dea Era puniva puntualmente le amanti di Zeus, invece di prendersela col marito infedele. A tenere lontano Ulisse da Itaca, infine, fu Poseidone, adirato per l’uccisione del figlio, il ciclope Polifemo.
Libero dalla mitologia antica, l’uomo moderno non ha certo dovuto temere gli dei dell’Olimpo. Gli artisti rinascimentali, per esempio, non temevano il cattivo umore degli dei mentre li raffiguravano, dipingendo o scolpendo. Al massimo, dovevano essere sicuri di non scontentare i loro facoltosi committenti. Così ci hanno regalato capolavori immortali, come ad esempio la Venere di Botticelli.
Proprio quest’opera è di recente diventata oggetto di contesa. Al posto dell’ira degli dei, abbiamo però quella di un museo.
La Galleria degli Uffizi di Firenze, museo che ospita il dipinto di Botticelli, ha infatti intrapreso un’azione legale contro Jean Paul Gaultier, storico marchio di moda francese. Lo stilista è celebre per il suo stile inusuale e anticonformista, che negli anni Novanta vestì un’icona pop come Madonna. Stavo
Il video mostra una tavola apparecchiata, in una casa dalle pareti di legno, ben arredata. Seduta sul seggiolone c’è una bambina di pochi anni; ha le trecce bionde, in testa il classico cappello a cono che si usa per i compleanni. Accanto a lei, una donna, forse la tata, si rivolge al fratello della bambina, fuori inquadratura: “Ci metti un minuto Leo, fai un sorriso e poi puoi continuare a disegnare”.
Caricato su Instagram dall’imprenditrice e influencer Chiara Ferragni, il video viene rapidamente rimosso, a causa di quell’audio fuori programma. Viene però intercettato da una utente, che lo diffonde a sua volta. Nasce così una polemica sui giornali . Da più parti, infatti, si punta il dito contro lo sfruttamento dei bambini: la spontaneità apparente dei quadretti di vita familiare dei “Ferragnez” è naturalmente ottenuta attraverso prove e prove, e grazie a una scrupolosa regia.
L’incidente del video rimosso, insomma, è stato come un breve squarcio della quarta parete, e ci ha ricordato il problema della sovraesposizione dei minori, che a tutti gli effetti sono come dei piccoli attori costretti dai genitori a interpretare sé stessi.
La tecnologia fa sì che i bambini compaiano sui soc