“Questo è stato il nostro ultimo telegiornale. Beh, diciamo: l’ultimo di questa stagione. Speriamo davvero di poter tornare in onda, un giorno. Anche se, al momento, non sappiamo come, dove e su quali piattaforme”. Con queste parole amare, Natalya Sindeyeva si è rivolta al suo pubblico, ai milioni di telespettatori che, ogni giorno, seguivano con passione i programmi del canale televisivo da lei fondato nel 2008, Dozhd. Attualità, musica dal vivo, dibattiti a tema politico, economico e culturale.
Essendo una voce libera, Dozhd era da tempo nel mirino del Cremlino. Insieme ad altri simboli del giornalismo indipendente russo, come la popolare stazione radiofonica Echo of Moscow, chiusa per ordine governativo venerdì 4 marzo. O come il periodico Novaya Gazeta, che, venerdì scorso, sotto la pressione della censura del regime, ha deciso di interrompere ogni riferimento informativo alle azioni militari russe in territorio ucraino.
Come hanno osservato i redattori di Novaya Gazeta in un messaggio ai lettori, la censura sulla libertà di espressione, in Russia, è ormai entrata in una nuova fase.
In base a una nuova legge, approvata all’unanimità dal Parlamento russo la settimana scorsa, i gi
Lo scorso 7 dicembre, Macbeth, un dramma lirico in quattro atti firmato da Giuseppe Verdi, inaugurava, a Milano, la nuova stagione lirica del Teatro alla Scala. E lei, con la sua splendida voce e il suo magnetismo scenico, era stata la stella dello spettacolo, salutata da un’esplosione di applausi. In questi giorni, però, del soprano di origine russa Anna Netrebko si parla per una questione che con la musica — e l’arte, in generale — non ha nulla a che fare.
Tutto è cominciato lo scorso 24 febbraio, poche ore dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina da parte delle forze militari di Vladimir Putin.
Quel giorno, il Teatro alla Scala aveva chiesto al celebre direttore d’orchestra russo Valerij Gergiev, amico e sostenitore del capo del Cremlino, di prendere ufficialmente le distanze dall’operazione bellica in atto in Ucraina. A rendere esplicita la richiesta, il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il sovrintendente del teatro, Dominique Meyer. Nel caso in cui Gergiev non si fosse espresso a favore di una soluzione pacifica del conflitto, la direzione del celebre teatro milanese avrebbe rinunciato alla collaborazione in corso: La dama di picche di Tchaikovsky, in programma dal 23 febbrai
La sera del 1 marzo, lo scrittore e traduttore parmense Paolo Nori, è incredulo. Come racconterà con una story su Instagram, ha appena ricevuto una mail dell’Università Bicocca di Milano nella quale gli si comunica una decisione presa da poco. Il corso di quattro lezioni sui romanzi di Fëdor Dostoevskij che avrebbe dovuto tenere, a cominciare da mercoledì 9 marzo, nell’ateneo milanese, è sospeso.
I responsabili della Bicocca, spiega il messaggio, hanno ritenuto opportuno rimandare il percorso didattico affidato a Nori “al fine di evitare ogni forma di polemica in questo momento di forte tensione”.
Parole che, ovviamente, si riferiscono all’invasione russa dell’Ucraina. Parole che, pur scusabili perché scritte sull’onda dello sgomento, brillano per la loro illogicità.
Nori, che è un esperto e un grande appassionato di letteratura russa, ha tradotto e curato opere di Puškin, Gogol, Tolstoj, Cechov e, appunto, Dostoevskij. Il suo ultimo lavoro — Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor Dostoevskij — è stato pubblicato da Mondadori l’anno scorso. Ed è proprio su questo saggio che si basava il ciclo di lezioni che aveva sviluppato per la Bicocca.
Innamorato dell’opera di Dostoevskij s
“Signore e Signori, date il benvenuto alla leader di Brothers of Italy, Giorgia Meloni”, dice una voce fuori campo. Ed eccola avanzare verso il palco al ritmo della musica, passo spavaldo e sorriso radioso. Visto da lontano, il suo completo color avorio intreccia un dialogo cromatico perfetto con il logo dell’evento che la accoglie. Quello della CPAC, la Conservative Political Action Conference.
Orlando, Florida. Tarda mattinata di sabato 26 febbraio. Visibilmente emozionata, Giorgia Meloni sistema sul leggio i fogli sui quali è stampato il suo discorso. Qualcuno, nel pubblico, urla con foga il suo nome. Lei sembra sinceramente sorpresa, ma, abile come sempre nella comunicazione col suo popolo, non si lascia scappare l’occasione di fare una battuta. “I brought them from home”, dice, autoironica. Il modo perfetto di rompere il ghiaccio.
Meloni esordisce con un riferimento al dramma della guerra in Ucraina. “Cari amici conservatori”, dice, “essere qui, in questo momento, è il modo migliore per chiarire da che parte stiamo in questo conflitto”. Ci tiene a puntualizzare, Meloni, che il suo partito — Fratelli d’Italia — si schiera con l’Occidente. Che sta dalla parte del diritto internazi
L’altro giorno, in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, ho rivisto un suo film, Teorema, un’opera del 1968.
La trama della pellicola è solo apparentemente semplice. Nella villa di una ricca famiglia della borghesia industriale milanese, un giorno, il postino consegna un telegramma. Sul foglio, due parole: Arrivo domani. L’ospite, un giovane enigmatico e affascinante, amante della poesia di Arthur Rimbaud, si materializza il pomeriggio seguente, mentre nell’immenso salotto della villa si svolge un ricevimento mondano.
I giorni passano e il visitatore, come una forza magnetica e misteriosa, cattura la mente e il cuore dell’intera famiglia, sconvolgendola, trasformandola. Dopo la sua improvvisa partenza, nulla sarà più come prima.
Ho sempre pensato che l’arco narrativo di Teorema fosse una metafora esistenziale perfetta, applicabile, probabilmente, alla vita di ognuno di noi. Quante volte, infatti, abbiamo avuto bisogno dell’arrivo di un elemento esterno, alieno alla nostra quotidianità, per scoprire i nostri desideri inconsci? Le nostre ambizioni più intime e vere? Per ripensare le abitudini attorno alle quali disegnavamo le nostre giornate. Delle abitudini ch