Nell’autunno del 2009, il socialdemocratico Giōrgos Papandreou, da poco eletto primo ministro della Grecia, decideva di rivelare al mondo una notizia sconvolgente: i governi che avevano preceduto il suo avevano sistematicamente falsificato i bilanci statali al fine di assicurare l’ingresso della Grecia nell’eurozona. Con queste parole, Papandreou puntava i riflettori, nel modo più teatrale e dirompente, sulla condizione di grave fragilità finanziaria del suo paese.
Nei mesi successivi, la Grecia entrava in un’oscura e pericolosa spirale. Nell’aprile del 2010, il declassamento del debito pubblico greco seminava allarme tanto nei mercati finanziari come tra gli altri paesi dell’Unione europea. Tanto che, il 2 maggio, prendeva forma una prima misura di sostegno: il Fondo Monetario Internazionale e i paesi dell’eurozona approvavano un ingente prestito di salvataggio per la Grecia, la quale, in cambio, avrebbe dovuto implementare un complesso pacchetto di privatizzazioni e severe misure di austerità.
Ricordo bene quel periodo. L’epoca della crisi del debito sovrano europeo. Anni in cui il gelido vento dell’instabilità economica — e politica — soffiava forte su tutta l’Europa meridionale
Gli eleganti completi a tre pezzi, le cravatte blu, i lunghi cappotti di lana scura. Un vecchio giradischi e una collezione di 33 giri. Musica classica, e la voce madreperlata di Mina. E poi, i libri. Pile colorate di libri, accumulate negli ultimi sette anni.
Oggetti quotidiani e ricordi cari, sentimentalmente preziosi. Chiusi negli scatoloni del trasloco, da qualche giorno erano arrivati in quella che avrebbe dovuto essere la loro nuova casa: l’appartamento preso in affitto dal presidente Sergio Mattarella nell’elegante quartiere romano dei Parioli. Vicino al parco di Villa Ada. Vicino, soprattutto, all’appartamento della figlia Laura, avvocato e first lady d’Italia.
Ma le cose, come in un appassionante film d’azione, non sono andate come previsto. Con un bel colpo di scena dopo un’estenuante settimana di impenetrabili battaglie parlamentari, a Mattarella è stato offerto un secondo mandato come presidente della Repubblica. E lui, che tanto avrebbe voluto voltare pagina e godersi finalmente Roma da privato cittadino, ha accettato il nuovo incarico, mosso da un forte senso del dovere.
Come non immaginare, allora, gli scatoloni con gli oggetti amati dal presidente di nuovo in viaggio?
La convivenza, si sa, con i suoi riti e le sue dinamiche, non è mai facile. E tra le diverse forme di convivenza che la vita urbana impone, quella condominiale — una vicinanza quotidiana e, molto spesso, non liberamente scelta — appare tra le più difficili. Il vicino del piano di sotto col volume del televisore troppo alto… le liti serali degli abitanti del piano di sopra… il condomino megalomane che vorrebbe rimodellare il giardino e ridipingere la facciata ogni due anni. Insomma, lo sappiamo, le noie e le occasioni di attrito sono davvero infinite. E — sappiamo pure questo — i conflitti condominiali hanno lo strano potere di manifestarsi ovunque, dai centri storici alle periferie più remote. Nessuno si salva.
Nemmeno i proprietari degli splendidi palazzi storici che si affacciano sul Canal Grande di Venezia, come il quattrocentesco Palazzo Bernardo, un edificio in puro stile gotico veneziano, situato nel sestiere di San Polo.
Nella seconda metà di gennaio, come raccontava il Corriere della Sera, a Palazzo Bernardo, il cui spazio è attualmente diviso in diversi appartamenti, si è svolta un’assemblea condominiale estremamente tesa. Un’assemblea che ha visto in campo due visioni del
Il 3 marzo 2021, Amadeus, al suo secondo anno come conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo, si rammaricava, nel corso di una conferenza stampa, dell’assenza del pubblico in platea. Non si poteva fare diversamente, all’epoca. Il freddo aveva portato con sé un aumento dei contagi da Covid e la campagna di vaccinazione, nel nostro paese, come in tutta Europa, doveva ancora decollare. “Come tutti coloro che lavorano nel mondo dello spettacolo, io so bene che il pubblico non è un semplice accessorio, ma collabora attivamente alla creazione di uno spettacolo”, rifletteva lo showman, con lo sguardo avvilito.
Quest’anno, per fortuna, grazie a una campagna di vaccinazione a pieno ritmo, a Sanremo, si respirava un’atmosfera più distesa e la platea del teatro Ariston, immersa in una viva luce blu, era un panorama affollato di applausi scroscianti e occhi lucidi di commozione.
Sul fatto che Amadeus avesse ragione, non c’erano dubbi. Ma le sue parole hanno assunto una dimensione ancora più profonda, e più vera, lo scorso giovedì 3 febbraio, nel corso della terza serata del Festival.
Quella sera, tra gli ospiti, c’era lo scrittore Roberto Saviano, invitato a ricordare sul palco d
Si dice che, prima che la sua carriera decollasse, Monica Vitti si fosse sentita dire che non avrebbe potuto avere successo nel mondo del cinema, perché “non era fotogenica”. Qualcuno le disse pure che la sua voce roca e profonda “era troppo drammatica” per piacere al grande pubblico. Follie. Parole di chi, incredibilmente, non aveva saputo riconoscere la sua bellezza e il suo talento. Parole che, immagino, in un’infinità di variazioni, tante altre attrici, e attori, avranno dovuto sopportare nei primi anni del loro percorso artistico.
Michelangelo Antonioni, una delle menti più brillanti del nostro cinema, riconobbe subito il potenziale della giovane attrice, e la scelse per quella che, poi, sarebbe passata alla storia come la tetralogia dell'incomunicabilità—L’avventura, La notte, L’eclisse e Deserto rosso.
Il progetto di Antonioni — espresso con un linguaggio visivo sul quale è evidente l’influsso delle astratte geometrie di Mondrian, Malevič e Klee — riflette sui mali della contemporaneità. Sull’infinita solitudine dell’individuo e l’impossibilità di trovare un vero punto di contatto con gli altri. Sull’inquinamento e i ritmi alienanti della vita urbana postbellica. Sul consumism