Lunedì 4 ottobre, seconda giornata di elezioni amministrative, le 3 del pomeriggio. Chiuse le urne, comincia la lenta danza delle proiezioni. Una dopo l’altra, come le perle di una collana, Milano, Bologna, Napoli vanno al centrosinistra. Il Partito Democratico e i suoi compagni di corsa conquistano le tre grandi città con percentuali intorno al 60%. Un trionfo. Beppe Sala, a Milano, viene riconfermato nel ruolo di sindaco con 57,7% dei voti. A Bologna, arriva Matteo Lepore, già assessore alla Cultura e allo Sport, eletto con il 60,1% delle preferenze. Gaetano Manfredi, ex rettore dell’Università Federico II, nonché ministro dell’Università e della Ricerca nel secondo governo Conte, è il nuovo primo cittadino di Napoli, scelto dal 62,8% degli elettori.
Ma il centrosinistra ha ottime possibilità di vincere, al ballottaggio, anche a Torino e Roma. Nella Capitale, l’ex ministro Roberto Gualtieri, che affronterà al secondo turno il candidato della destra, Enrico Michetti, potrebbe ricevere i voti degli elettori del leader di Azione, Carlo Calenda. E pure quelli della sindaca uscente, Virginia Raggi, eletta nel 2016, con il Movimento 5 Stelle.
E sono proprio la destra e il Movimento 5 Ste
La storia è la stessa un po’ ovunque. Nei centri storici delle città europee aumentano gli immobili offerti in affitto come residenza temporanea ai turisti, spesso mediante piattaforme come AirBnB e HomeAway. I prezzi lievitano, espellendo, poco a poco, le comunità locali tradizionali. È l’amara parabola della gentrificazione.
Come scriveva, nel 2018, il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, “per alcune città turistiche, il problema della trasformazione di interi quartieri in hotel diffusi, al di fuori di qualunque regola, è divenuto così pressante che ha dato origine ad azioni di regolazione del fenomeno: Parigi, Barcellona, Amsterdam e Berlino sono state le prime ad adottare politiche di contenimento”.
A Napoli, invece, regna l’anarchia. Proprio a causa del boom del turismo, negli ultimi anni, molte persone hanno dovuto abbandonare il centro della città, trasferendosi nei quartieri periferici, più a buon mercato. Lo sa bene Ester, che, come raccontava lei stessa in un’intervista pubblicata sulla rivista Internazionale lo scorso 27 settembre, fino a tre anni fa, viveva in un appartamento nel centro di Napoli, il luogo dove è nata e cresciuta, dove ha radici, ricordi e amicizie. Fiut
È una bella giornata di sole invernale e piazza del Popolo è gremita. La folla agita striscioni e bandiere colorate, attende impaziente il suo leader. Eccolo, finalmente. Salvini sale sul palco accompagnato dalle gloriose note di Nessun dorma di Puccini, nella versione cantata da Andrea Bocelli. La mano destra sul cuore, un inchino al pubblico. Il suo pubblico. È l’8 dicembre 2018, Salvini è ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio. Il suo partito, la Lega, è in costante ascesa nei sondaggi. Un tempo, a livello nazionale, non poteva ambire a più del 4% dei voti. Tra qualche mese, invece, alle Europee del 26 maggio, conquisterà il 34% delle preferenze.
L’artefice di tanto successo è lì, sul palco, in posizione defilata. Luca Morisi — “digital philosopher” —, un’antica passione per l’informatica, una laurea a pieni voti in filosofia. Docente universitario a contratto, da qualche anno si occupa della strategia di comunicazione social di Matteo Salvini. Il “Capitano”, come lo chiama lui.
Morisi è l’inventore della ‘Bestia’: complessa e potente macchina di propaganda, ecosistema digitale pensato per amplificare all’infinito l’immagine e il messaggio di Salvini. Come scriveva
Tra i molti compiti della Santa Inquisizione — l’istituzione creata in epoca medievale dalla Chiesa cattolica per reprimere teorie e comportamenti eretici —, c’era pure una stretta vigilanza sulla parola, soprattutto quella scritta. Per favorire questa attività, nacque l’Indice dei libri proibiti, un elenco di pubblicazioni viste come problematiche dalla Chiesa, ideato, nel 1557, da papa Paolo IV. Tra le vittime innocenti di tale elenco, soppresso solo nel febbraio del 1966, un’infinità di nomi illustri della letteratura, della scienza e della filosofia occidentale. Da Dante Alighieri a Giacomo Leopardi, da Cartesio a Immanuel Kant, a Jean-Paul Sartre.
È questo — fatte le dovute proporzioni — il primo pensiero che mi è venuto in mente, lo scorso 23 settembre, nel leggere una notizia che riportavano tutti i giornali italiani: Giorgio Trizzino, medico e deputato (ex 5 Stelle) alla Camera, aveva presentato un ordine del giorno su un decreto legge in discussione in Parlamento, quello sull’estensione del green pass a tutti i lavoratori.
In base all’ordine del giorno firmato dall’onorevole Trizzino, coloro che esercitano una professione sanitaria nell’ambito di una struttura, pubblica o p
Nell’estate del 1980, la National Gallery di Londra, uno dei musei più belli e prestigiosi del mondo, acquistava, nella sede londinese della casa d’aste Christie’s, Sansone e Dalila, un imponente olio su tavola attribuito al genio del barocco fiammingo: Pieter Paul Rubens. Come scriveva il New York Times in un articolo pubblicato il 12 luglio di quell’anno, il quadro, venduto per 2,5 milioni di sterline, era, all’epoca — dopo un paesaggio di Turner e un ritratto di Velázquez —, la terza opera d’arte più costosa della storia.
Evidentemente soddisfatta dell’acquisto, la National Gallery aveva immediatamente esposto il quadro in bella vista. Diversi critici d’arte, tuttavia, avevano espresso un certo scetticismo, mettendo in dubbio l’autenticità dell’opera.
Un dettaglio, in particolare, destava più di un sospetto. Nel dipinto della National Gallery, le dita del piede destro di Sansone non sono visibili, mentre appaiono chiaramente in due copie dell’opera realizzate nel Seicento: un’incisione di Jacob Matham e un dipinto di Frans Francken il Giovane raffigurante l’opera esposta nella casa del suo primo proprietario, Nicolaas Rockox, sindaco di Anversa e mecenate. Secondo questa linea in