Per tutta la giornata di domenica, la folla, inferocita, aveva riempito le strade della capitale, Tunisi, e di tante altre città del paese. Donne e uomini, ragazzi e persone mature. Tutti a protestare contro la crisi economica — preesistente al Covid, ma da questo aggravata immensamente — e contro la pessima gestione governativa dell’emergenza sanitaria legata all’epidemia. Principale bersaglio della rabbia collettiva, la forza maggioritaria in Parlamento, Ennahda, partito di taglio islamista moderato, economicamente liberista.
“Nel 2011, chiedevamo libertà, un lavoro, dignità per il nostro paese. Oggi, dieci anni dopo, continuiamo a chiedere le stesse cose”, dice, esasperato, un uomo intervistato dal quotidiano spagnolo El País. Un’altra manifestante, una donna con un cappello di paglia a tesa larga, critica l’atteggiamento bellicoso della polizia, e chiede la dissoluzione del Parlamento.
Qualche ora dopo, in serata, parla Kaïs Saïed, ex professore di diritto costituzionale, eletto presidente della Repubblica nel 2019 grazie a un programma di stampo populista. Con un solenne discorso televisivo, annuncia di aver sospeso (ufficialmente, solo per 30 giorni) le attività del Parlamento
Per settimane e settimane, era apparso evasivo sul tema. L’intera questione, avvolta in un fitto velo di mistero. “Non correrò dietro agli italiani con una siringa in mano”, diceva, iperbolico, nelle interviste televisive. Se un giornalista gli chiedeva se si fosse vaccinato, lui, lo sguardo un po’ sfuggente, diceva di aver prenotato un appuntamento per agosto. Punto. Poi, passava a parlare di lavoro e immigrazione. I soliti temi, la solita retorica.
Ma col diffondersi nel continente europeo del Covid in versione ‘variante Delta’, il panorama mutava velocemente. Davanti a una nuova ripresa dei contagi, la Francia correva ai ripari. Il 13 luglio, Emmanuel Macron comunicava l’imminente obbligo di esibire un ‘green pass’ — ovvero un documento attestante l’avvenuta vaccinazione — per accedere a bar, ristoranti, cinema, teatri e centri commerciali, così come per aerei e treni. Subito dopo, un analogo dibattito si accendeva anche nel nostro paese, dove molti si chiedevano se fosse il caso di seguire la via francese.
A Roma, le forze della maggioranza di governo apparivano in disaccordo su vari punti. A guidare il ‘dissenso interno’, la contrarietà esibita da Salvini in merito alla campagn
Quando, nel 2017, Maurizio Cattelan le presentò l’idea — una torre scura trafitta da un aereo di linea —, Nancy Spector, Chief Curator del museo Guggenheim di New York, reagì con prudenza. Gli disse che, a suo avviso, una scultura del genere — un’allusione così viscerale, nella sua nudità, alla tragedia dell’11 settembre — sarebbe stata uno stimolo visivo troppo intenso, emotivamente, quasi tossico, per la città di New York. Cattelan comprese perfettamente quel timore, e si ripromise di presentare l’opera in un secondo momento, in un altro luogo.
Quel momento, finalmente, è arrivato. Dallo scorso 15 luglio, Blind — questo il nome della monumentale scultura di resina nera che l’artista dedica alla ferita dell’11 settembre 2001 — è in mostra, insieme ad altre due installazioni, negli spazi del Pirelli HangarBicocca di Milano.
In questi anni, Cattelan ci ha abituato a una narrazione visiva effervescente, fatta di acrobazie concettuali, citazioni ironiche e sarcastiche provocazioni. Chi non ricorda America, il water in oro massiccio — arguta critica del capitalismo — che venne esposto, qualche anno fa, in uno dei bagni del Guggenheim di New York? O Comedian, la banana che rubò la scena
Era l’agosto del 1983 — epoca edonista e vivace —, e l’Italia intera cantava felice Vamos a la playa, il tormentone estivo del momento, un piccolo gioiello pop che, sotto a una melodia allegra, celava un messaggio apocalittico… che nessuno, però, sembrava voler notare. I ‘Fratelli Righeira’, il duo musicale che aveva dato vita al pezzo, due anni dopo, avrebbero trionfato nuovamente con un altro brano ballabile, la bella e malinconica L’estate sta finendo.
Ma il concetto di ‘canzone per l’estate’ non nasceva certo allora. Oltre due decenni prima, parallelamente al ‘miracolo economico’ italiano, la musica leggera diventava un vero fenomeno di massa. E, come racconta un articolo pubblicato sulla rivista Rolling Stone, “nel momento dell’anno in cui le migrazioni dalle grandi città operaie spostavano intere carovane di utilitarie dalla pianura alla costa, la canzone si faceva inno della spiaggia, delle spensierate notti di ferie”.
Il primo esempio che mi viene in mente è Tintarella di luna, un esplosivo twist interpretato, nel ‘59, da una giovanissima Mina. Un classico indimenticabile per milioni di ragazzi dell’epoca. E che dire, poi, delle dolci note di Sapore di sale, concepita da Gi