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13 January 2021

Episode #270

6 January 2021

Episode #269

30 December 2020

Episode #268

23 December 2020

Episode #267

16 December 2020

Episode #266

9 December 2020

Episode #265

2 December 2020

Episode #264

25 November 2020

Episode #263

18 November 2020

Episode #262

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma! Oggi è mercoledì 13 gennaio 2021. Io sono Chiara, di nuovo insieme a voi per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Cominciamo subito con un commento su quanto è avvenuto lo scorso 6 gennaio a Washington, a Capitol Hill.

Nessuno stupore

13 January 2021
Nessuno stupore
lev radin / Shutterstock.com

Qualche giorno fa ho ripreso in mano 1984, il celebre romanzo distopico scritto da George Orwell verso la metà del secolo scorso. Come sappiamo, Orwell, ispirandosi al totalitarismo stalinista, immaginò una società controllata dall’alto in modo ferreo e capillare, manipolata sin nelle pieghe più intime dell’emotività. Nel mondo immaginato da Orwell, il cinismo della propaganda di regime impone la sua verità. Una verità ‘alternativa’, basata sulla logica del paradosso e veicolata da un linguaggio lessicalmente povero, volutamente inadatto allo sviluppo del pensiero critico individuale.

Conosciam

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Per fortuna, le reti sociali e lo spazio digitale presentano anche degli innegabili vantaggi…

Dov’è il futuro dell’arte?

13 January 2021
Dov’è il futuro dell’arte?

“Titus aveva più o meno sedici anni quando suo padre lo ritrasse in questa tela. Visto dal vero, questo dipinto ci cattura con una forza quasi soprannaturale. Con il suo sguardo intelligente e sensibile, Titus sembra così cosciente, così vivo”, scriveva venerdì 8 gennaio il critico d’arte del Guardian Jonathan Jones, nella rubrica per posta elettronica Art Weekly, riferendosi a un’opera raffigurante il quarto figlio del pittore olandese Rembrandt. Jones ha ragione. Il magnetismo del ritratto di Rembrandt è talmente intenso da trasparire persino in una fotografia. Non oso immaginare che cosa si

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Nel mondo virtuale si gioca oggi buona parte della partita tra il governo Conte e Matteo Renzi.

La battaglia di Matteo Renzi

13 January 2021
La battaglia di Matteo Renzi
DELBO ANDREA / Shutterstock.com

Se ne parla ormai da settimane. Il governo Conte, si dice, cammina sul filo del rasoio e il rischio di una crisi sarebbe imminente. Le ipotesi abbondano. Qualcuno tratteggia uno scenario morbido, un semplice rimpasto. Altri lasciano correre la fantasia un po’ di più. Secondo loro, Conte potrebbe dimettersi, per poi ricevere dal Quirinale l’incarico di formare un nuovo governo, il terzo con il suo nome. Altri, poi, immaginano le dimissioni di Conte e l’arrivo a Palazzo Chigi di un nuovo premier. I più creativi, infine, parlano di nuove elezioni.

Una gran varietà di ipotesi, come vediamo. Ma c’è

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Come abbiamo visto la scorsa settimana insieme al nostro amico Mario, nella notte tra il 29 e il 30 dicembre, il Senato argentino ha approvato un disegno di legge volto a legalizzare l’interruzione volontaria di gravidanza. Una decisione attesa con ansia nel paese sudamericano, dopo anni di proteste di piazza e infiniti dibattiti parlamentari.

Un equilibrio difficile

13 January 2021
Un equilibrio difficile

Per troppo tempo in Argentina, anche a causa dell’intromissione della Chiesa cattolica nella sfera politica, il dibattito sull’aborto si è svolto in chiave meramente morale. Negli ultimi anni, comunque, anche grazie alla crescente consapevolezza sociale delle generazioni più giovani, il dibattito si era spostato verso il territorio — pragmatico e filosofico al tempo stesso — dei diritti civili. Finalmente, dopo anni di retorica e ipocrisia, si parlava di libertà di scelta per le donne, e del loro diritto ad avere accesso a cure mediche di qualità, indipendentemente dalla classe sociale di appa

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Rimaniamo negli anni ‘70 del secolo scorso, per parlare della crisi petrolifera del 1973.

Che cosa abbiamo imparato dalla crisi petrolifera del ‘73?

13 January 2021
Che cosa abbiamo imparato dalla crisi petrolifera del ‘73?

Quarantasette anni fa, il 2 gennaio 1974, il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon firmò una legge volta a stabilire un limite di velocità di 55 miglia orarie —88,5 chilometri all’ora— per la circolazione delle automobili a livello nazionale. Una questione di sicurezza? Sì, ma non solo. Dietro alla scelta di limitare la velocità nelle strade del paese, c’era anche un preciso calcolo economico, determinato dalle tensioni geopolitiche del momento.

Tensioni che avevano avuto inizio nell’ottobre dell’anno prima, con la guerra dello Yom Kippur, avviata da Egitto e Siria contro lo Stato d’Israel

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