Il New York Times svela il lato oscuro della moda italiana
Un’inchiesta a cura di Elizabeth Paton e Milena Lazazzera, pubblicata giovedì 20 settembre sul prestigioso quotidiano statunitense New York Times, ha puntato il dito contro l’alta moda italiana, accusandola di sfruttare e sottopagare la manodopera sartoriale.
Secondo le due giornaliste, le grandi griffe del Made in Italy, per contenere i costi, anziché produrre direttamente i loro capi, delegherebbero la gestione del processo di confezionamento ad altre aziende tessili localizzate nel sud dell’Italia.
In Macedonia non si raggiunge il quorum al referendum sul nuovo nome
Domenica 30 settembre un milione e ottocentomila elettori macedoni sono andati alle urne per esprimere il proprio parere su una proposta avanzata dal governo: cambiare il nome del paese da “Repubblica di Macedonia” a “Repubblica della Macedonia settentrionale”.
Il referendum si è svolto in seguito agli accordi firmati lo scorso giugno a Psarades, un paese greco vicino al confine con la Macedonia, dal primo ministro macedone Zoran Zaev e dal primo ministro greco, Alexis Tsipras.
Il risultato del quesito referendario, in apparenza poco significativo, ha, in realtà, una grande valenza in campo internazionale, in quanto mira a risolvere una disputa tra i due paesi che va avanti da diversi anni.
La disputa risale al 1991, anno in cui la Macedonia dichiarò l’indipendenza dalla Jugoslavia e decise di chiamarsi “Repubblica di Macedonia”. Il termine “Macedonia”, ai tempi di Alessandro Magno, indicava una regione della penisola ellenica e ancora oggi lo stesso termine è usato per indicare la parte più settentrionale della Grecia, con capoluogo Salonicco.
Secondo gran parte dei greci, la Macedonia si sarebbe appropriata ingiustamente di una parte della cultura e dell’identità ellenica. In Grecia,
Austria, la libertà di stampa sotto attacco
Martedì 25 settembre, due dei principali quotidiani austriaci hanno reso pubblici i contenuti di una email, che il portavoce del ministero dell’Interno austriaco, Christoph Pölzl, aveva inviato alle forze dell’ordine.
Nella missiva si invitava il capo della polizia austriaca a ridurre al minimo i contatti con i giornalisti critici nei confronti dell’operato del governo.
In particolare, veniva chiesto di prestare particolare attenzione a tre testate giornalistiche, il settimanale d’inchiesta Falter, il tabloid Kurier e il quotidiano progressista Der Standard, i quali, secondo il portavoce del ministro, “raccontano in modo molto negativo o parziale” l’operato del ministero, o della polizia.
La mail, inoltre, invitava le forze dell’ordine a citare sempre la nazionalità dei criminali, la loro eventuale condizione di rifugiati, nonché a pubblicizzare “in modo proattivo” alcuni reati di natura sessuale.
Il promemoria, condannato dall’Unione dei giornalisti austriaci come un pericoloso attentato alla libertà di stampa, ha messo in forte imbarazzo il ministro dell’Interno Herbert Kickl, noto esponente del Partito della Libertà, da molti ritenuto come il vero autore della mail in questione.
Roma, sfuma il progetto degli eco-pascoli
La primavera scorsa, l’amministrazione comunale di Roma guidata dal sindaco Raggi, esponente del Movimento 5 Stelle, ha lanciato l’idea di utilizzare le capre e le pecore come tosaerba per risolvere il problema dell’erba alta in parchi, giardini, e aree verdi di periferia.
Sull’esempio di città come Berlino, Torino, e Ferrara, dove l’esperimento ecologico sta riscuotendo un discreto successo, Roma aveva deciso di lanciare un progetto analogo della durata di due anni.
Il 23 maggio, il sindaco Raggi e la Coldiretti, l’associazione che rappresenta i lavoratori del settore agricolo italiano, hanno firmato un documento che impegnava il Comune ad utilizzare 50 mila pecore in 20 parchi di Roma.
Con il passare dei mesi, però, di quelle 50 mila pecore non s’è vista nemmeno l’ombra nelle aree verdi della Capitale.
Pare che la disorganizzazione e la mancanza di coesione all’interno dell’amministrazione romana abbiano portato il progetto a una fase di stallo. La responsabile comunale della Direzione Tutela Ambiente e Benessere, Rosalba Matassa, ha fatto sapere che l’idea dell’eco-pascolo, per il momento, è destinata a rimanere solo un’idea.
Come riportato in un articolo pubblicato sul quotidian
La Puglia vede nei frutti tropicali un’alternativa agli ulivi colpiti dalla Xylella
Avocado, mango, papaya, maracuja, banane. Frutta che ci porta subito a pensare ai paesi tropicali ma che, sorprendentemente, oggi è possibile trovare anche nelle nostre campagne.
Sono numerosi, infatti, gli agricoltori del Sud Italia, attualmente soprattutto in Calabria e in Sicilia, che hanno riconvertito i loro terreni nella produzione di queste colture esotiche.
Dal punto di vista della bontà, un mango siciliano non ha nulla da invidiare a quelli coltivati, per esempio, in Messico o in Brasile. Lo stesso dicasi per l’avocado, soprattutto quello coltivato nei terreni alle pendici dell’Etna, dove il suolo ha proprietà che consentono ai frutti di sviluppare sapori e profumi che li rendono unici nel panorama europeo.
Gli agricoltori del sud Italia possono ritenersi molto soddisfatti, non solo per quanto riguarda la qualità della loro frutta ma anche in termini economici. Infatti, come ha sottolineato un articolo del Corriere della Sera, la frutta esotica italiana costa circa il doppio rispetto a quella che arriva via aerea dall’estero, e questo garantisce agli agricoltori ottimi margini di guadagno.
Visto il successo riscontrato in molte aree della Sicilia e della Calabria, adesso anch