I papiri di Ercolano: quando l'IA fa parlare il passato
| Mario: | Ho letto una notizia che mi ha fatto quasi essere al settimo cielo: l’intelligenza artificiale è stata usata per decifrare alcuni papiri carbonizzati di Ercolano, l’antica città romana sepolta nel 79 d.C. dall’eruzione del Vesuvio. A differenza di Pompei, Ercolano fu travolta da flussi piroclastici: nubi ardenti di gas, cenere finissima e materiale vulcanico a temperature altissime, anche fino a 400-500 gradi. Fu proprio quel calore a carbonizzare molti materiali organici, tra cui i papiri. Sono testi fragilissimi: se provi ad aprirli, rischi di distruggerli. Per questo gli studiosi hanno usato raggi X, scansioni tridimensionali e una tecnica chiamata “srotolamento virtuale”, per ricostruire il rotolo al computer senza toccarlo. |
| Luca: | Quindi l’intelligenza artificiale non legge un papiro aperto, ma lavora su queste immagini. |
| Mario: | Esatto. Una volta ottenute le scansioni, gli algoritmi dell’intelligenza artificiale cercano tracce d’inchiostro, lettere e parole che l’occhio umano faticherebbe a vedere. Il progetto è legato al lavoro del team del professor Brent Seales, dell’Università del Kentucky, che con la Vesuvius Challenge ha messo a disposizione dati e strumenti a informatici di tutto il mondo, invitandoli a sviluppare algoritmi sempre più efficaci. |
Essere al settimo cielo è una frase che in italiano viene usata tutte le volte in cui si vuole indicare lo stato di massima felicità e gioia raggiunta. In altre parole, si vuole specificare lo stato d’animo di una persona che dimostra essere colmo di felicità.
Le origini di questa frase si fanno risalire alle antiche concezioni tolemaiche, che volevano la terra al centro dell’universo. Quella teoria, poi ribaltata da Copernico nel seicento, prevedeva che la terra fosse circondata da cieli, uno per ogni pianeta allora conosciuto, compresi la luna e il sole. Oltre il settimo, vi era anche l’ottavo cielo, inaccessibile agli essere umani in quanto luogo ove vi risiedeva il divino. Perciò, l’ultimo cielo ammesso alla presenza degli umani era il settimo.
Essere al settimo cielo è una espressione che letteralmente viene tradotta come, "to be in the seventh heaven" or "to be in heaven". Questa frase, in inglese, è molto popolare e viene usata, come in italiano, per esprimere lo stato di grande felicità e gioia.
Giulia I am in heaven! Do you know that Luca asked me to marry him?
Mamma, I’m in heaven! I passed the math exam with the highest scores.
- Certo! Perché ho appena vinto 1000 euro con un gratta e vinci.
- Marco, you seem to be in heaven. What happened?
- Certainly! Because I just won 1000 euro with the scratch and win.
Le origini di questa frase si fanno risalire alle antiche concezioni tolemaiche, che volevano la terra al centro dell’universo. Quella teoria, poi ribaltata da Copernico nel seicento, prevedeva che la terra fosse circondata da cieli, uno per ogni pianeta allora conosciuto, compresi la luna e il sole. Oltre il settimo, vi era anche l’ottavo cielo, inaccessibile agli essere umani in quanto luogo ove vi risiedeva il divino. Perciò, l’ultimo cielo ammesso alla presenza degli umani era il settimo.
Essere al settimo cielo è una espressione che letteralmente viene tradotta come, "to be in the seventh heaven" or "to be in heaven". Questa frase, in inglese, è molto popolare e viene usata, come in italiano, per esprimere lo stato di grande felicità e gioia.
Esempio 1:
Giulia sono al settimo cielo! Sai che Luca mi ha chiesto di sposarlo?Giulia I am in heaven! Do you know that Luca asked me to marry him?
Esempio 2:
Mamma, sono al settimo cielo! Ho superato l’esame di matematica a pieni voti.Mamma, I’m in heaven! I passed the math exam with the highest scores.
Esempio 3:
- Marco, sembri essere al settimo cielo. Cos’è successo?- Certo! Perché ho appena vinto 1000 euro con un gratta e vinci.
- Marco, you seem to be in heaven. What happened?
- Certainly! Because I just won 1000 euro with the scratch and win.