L’acqua al centro delle guerre del futuro?
26 August 2020
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È stato con un brivido di inquietudine, quindi, che ho letto l’articolo che il sito dell’Istituto Treccani pubblicava, lo scorso 13 agosto, su un problema che ci riguarda tutti, indipendentemente dal continente in cui ci troviamo a vivere. “Nel 2018 un rapporto della Banca mondiale parlava di ben 507 conflitti nel mondo legati al controllo delle risorse idriche. Le guerre del futuro si combatteranno per ‘l’oro blu’?”, si chiedeva l’autrice dell’articolo.
Secondo un rapporto pubblicato l’anno scorso dall’UNESCO, attualmente, nel mondo, 2,1 miliardi di persone non hanno accesso all’acqua potabile. Naturalmente, le persone che fuggono da guerre e conflitti etnico-religiosi sono la categoria più esposta alle crisi idriche. E le prime immagini che vengono in mente — Siria, Yemen, Libia — sono solo la punta di un iceberg immenso.
Sempre secondo il rapporto redatto dall’UNESCO, dal 2015 al 2019, oltre 25 milioni di persone hanno abbandonato, ogni anno, i loro luoghi di origine, spinte da cataclismi e c