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La City di Londra, un modello in crisi?

9 September 2020
La City di Londra, un modello in crisi?
tryanelliott / Shutterstock.com
Qualche anno fa, un po’ per caso, mi trovai a trascorrere un paio di giorni a Londra. Arrivai un giovedì sera e passai il pomeriggio del giorno seguente alla Tate Modern, un bel museo sulle rive del Tamigi, creato all’interno di una vecchia centrale elettrica.

Dopo la visita, saranno state più o meno le sei, attraversai il Ponte dei Frati Neri e mi diressi verso la City. Volevo vedere da vicino quello che, secondo me, è il capolavoro assoluto dell’architetto Norman Foster, il 30 St Mary Axe, meglio conosciuto come The Gherkin.

Venerdì sera: fine della settimana lavorativa, preludio del weekend. La City si rilassava. Le strade erano in festa. Ogni bar, ogni piccolo pub brulicava di avventori, professionisti della zona in elegante tenuta d’ufficio, intenti a chiacchierare animatamente con i loro colleghi. Tutti, o quasi tutti, con un sinuoso bicchiere di birra in mano.

Quest’anno, con la crisi del coronavirus, la City di Londra ha un aspetto ben diverso. “Londra si è spenta per sempre?”, si chiedeva lunedì 7 settembre sulle pagine del Corriere della Sera Luigi Ippolito, giornalista napoletano da tempo trapiantato nella capitale britannica.

La City, oggi, ha il desolante aspetto di una

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