Gli agricoltori italiani riscoprono antiche varietà di grano e mais e sfidano le grandi multinazionali
21 March 2018
C’è un movimento che da qualche anno a questa parte interessa il settore dell’agricoltura italiana, una corrente di pensiero che sogna di restituire ai propri territori quella biodiversità venuta a mancare dopo decenni in cui si è fatto uso di poche varietà di semi selezionati.Dal Nord al Sud dell’Italia sta crescendo il numero di contadini che adotta nuove tecniche di coltivazione e produzione biologica ma soprattutto, che si orienta al recupero delle antiche varietà di semi locali. Ovvero varietà che erano state abbandonate, perché poco adatte a una coltivazione intensiva che fa largo impiego di fertilizzanti, processi meccanizzati e con una resa più elevata.
La prima volta che ho sentito parlare di semi antichi è stato l’estate scorsa, quando ero in vacanza in Sicilia e ho assaggiato del pane prodotto con la Timilia, una delle varietà di grano duro integrale riscoperta circa vent’anni fa da alcuni studiosi. Un frumento che veniva coltivato dagli antichi romani e che fu descritto da Johann Wolfgang Goethe nel libro Viaggio in Italia.
Entrando in diversi panifici e pastifici artigianali, ho potuto notare che non erano pochi i punti vendita che offrivano prodotti ottenuti con questo