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Da Venezia a Miami, Lorenzo Quinn ripropone la metafora della mano

3 January 2018
Qualche mese fa, lo scultore italiano Lorenzo Quinn, figlio dell’attore Anthony Quinn e della costumista Jolanda Addolori, conquistava l’attenzione collettiva a Venezia con Support, una splendida installazione nella quale due monumentali mani bianche emergevano dall’acqua per sorreggere, simbolicamente, l’architettura di un antico palazzo affacciato sul Canal Grande. Un gesto di sostegno, delicato e premuroso, a simboleggiare la fragilità dell’edificio e, per estensione, quella dell’intera città, minacciata come poche dal cambiamento climatico.

Ora, Lorenzo Quinn fa nuovamente parlare di sé. E lo fa in occasione della Miami Art Week, la settimana dedicata all’arte che ogni anno si svolge a Miami a inizio dicembre.

Nella sua nuova creazione, A Dangerous Game, un’installazione collocata nel quartiere di Wynwood, le dita di una gigantesca mano in acciaio e resina reggono un missile nucleare come se fosse… una freccetta. Il bersaglio? Il logo delle Nazioni Unite, qualche metro più avanti.

Fonte d’ispirazione per la nuova opera, un viaggio a Cuba, realizzato dall’artista nel 2016. In quell’occasione, Quinn visitò una mostra sulla crisi missilistica cubana, allestita in un museo dell’isola.

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