Damien Hirst a Venezia, ovvero l’arte di reinventarsi all’infinito
26 April 2017
“Damien Hirst non mi è mai piaciuto. Ho visto alcune delle sue opere più famose -- le mucche, lo squalo, il teschio ricoperto di diamanti -- e mi sembra che rappresentino tutto il peggio del mondo dell’arte di oggi. Comunque, devo ammettere che questa nuova mostra a Venezia sembra davvero interessante, e confesso che mi piacerebbe molto andare a vederla”, mi diceva l’altro giorno un amico, commentando la notizia della nuova personale dell’ex capofila degli Young British Artists, una delle figure più amate, odiate e (soprattutto) invidiate, della scena dell’arte contemporanea mondiale.Damien Hirst? Che sorpresa! In effetti, era da un po’ che non ne sentivamo parlare, vero? Dopo i folgoranti successi degli anni Novanta e dei primi anni Duemila, negli ultimi tempi la sua immagine pubblica si era un po’ eclissata. Si diceva persino che stesse attraversando un momento di crisi creativa.
Ricordate quando, nel settembre 2008, snobbando l’onnipotente circuito delle gallerie d’arte, Hirst aveva messo all’asta 167 opere alla sede londinese di Sotheby’s? Quell’operazione iconoclasta, ambiziosamente intitolata Beautiful Inside My Head Forever, aveva avuto un successo commerciale enorme