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L’Italia dei poveri, vittima del caporalato

19 April 2017
In un articolo pubblicato martedì 11 aprile, il New York Times ha parlato del caso di Paola Clemente, un’italiana morta quasi due anni fa mentre lavorava in un vigneto.

L'articolo del Times, tra le altre cose, mette in risalto il problema del “caporalato” in Italia. Nel febbraio scorso, sei persone sono state arrestate, non perché direttamente responsabili della morte della donna, bensì perché coinvolte in un grosso giro di sfruttamento del lavoro.

‘Caporalato’ è una parola molto diffusa nell’Italia meridionale, e indica un sistema illegale di reclutamento di manodopera agricola mediante i cosiddetti caporali. Quest’ultimi sono intermediari che selezionano i braccianti, decidono il prezzo degli ingaggi (solitamente molto inferiori a quelli previsti dalle tariffe sindacali) e talvolta forniscono il trasporto fino al posto di lavoro.

Si tratta di gente senza scrupoli, che lucra sfruttando il bisogno di denaro di uomini e donne in difficoltà economiche, imponendo condizioni di lavoro faticosissime e paghe da miseria.

Secondo i dati forniti dall’organizzazione sindacale Cgil, circa 40 mila donne ogni giorno lavorano nei campi anche per 12 ore, percependo una paga che non

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