Turchia, un giornalista italiano diventa l’ennesima vittima di una brutale guerra contro l’informazione indipendente
26 April 2017
Come sappiamo, lo scorso 16 aprile si è svolto in Turchia un referendum costituzionale che ha sancito ufficialmente l’accentramento del potere nelle mani del presidente Recep Tayyip Erdogan. Da quel giorno, nessuno dubita più che la Turchia stia diventando un paese autocratico. In un clima di intolleranza che si fa sempre più pesante, parole come separazione dei poteri, pluralismo, libertà di espressione e di informazione ormai significano ben poco. La Turchia oggi è un paese ferito. Quello che un tempo era considerato un affidabile alleato del mondo occidentale, un paese modello capace di sviluppare una felice sintesi tra la cultura islamica e la democrazia parlamentare sta cambiando pelle.
Una svolta autoritaria che affonda le sue radici nella notte tra il 15 e il 16 luglio scorso, quando, come ricorderete, la Turchia è stata teatro di un fallito golpe militare. Proprio quel simulacro di colpo di Stato ha offerto al Presidente un eccellente pretesto per mettere in atto un inquietante progetto politico autoritario.
Il primo a pagare il prezzo di questa svolta autoritaria è stato il popolo turco. Esponenti politici dell’opposizione e giornalisti arrestati a centinaia. O