Milano, un nuovo edificio come metafora per il futuro
4 January 2017
Quando il modello per la nuova sede milanese della Fondazione Feltrinelli venne ufficialmente presentato, nel 2012, alcuni grandi nomi dell’architettura italiana gridarono allo scandalo. L’architetto e designer Vittorio Gregotti, tanto per citarne uno, nel commentare il progetto realizzato dallo studio svizzero Herzog & de Meuron, parlò esplicitamente di “colonialismo architettonico”, criticando la “volontà colonialista” di imporre sul panorama milanese l’impronta di una cultura nordeuropea del tutto estranea al tipico profilo estetico della “città italiana”.Una reazione eccessiva, a mio avviso, soprattutto se pensiamo che, anche esteticamente, il fascino di Milano non è quello di una tipica città italiana, ma nasce dalla combinazione di elementi visivi diversi e, molto spesso, dissonanti.
Una reazione, comunque, che non ha certo fermato il progetto. Lo scorso martedì 13 dicembre, la nuova sede della Fondazione Feltrinelli — cinque piani di vetro e cemento, 4.200 metri quadrati di uffici, librerie, biblioteche e sale pensate per accogliere mostre, spettacoli e conferenze — ha ufficialmente aperto le sue porte al pubblico.
L’edificio, nella forma — sarà questa l’influenza