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Il New Yorker e la polemica sugli edifici fascisti in Italia

18 October 2017
Ruth Ben-Ghiat, docente di Italian Studies presso la New York University, giovedì 5 ottobre, ha pubblicato sul New Yorker un articolo in cui si chiede perché in Italia sopravvivano così tante opere architettoniche di epoca fascista.

L’articolo, in particolare, prende di mira il Palazzo della Civiltà italiana, che sorge nel quartiere romano dell’Eur. Un edificio in cemento armato e travertino a forma di parallelepipedo, in cui in ognuna delle quattro facciate si inseriscono 54 archi. Ragion per cui, il palazzo è stato ribattezzato Colosseo quadrato.

Sebbene l’edificio ricordi il famoso Anfiteatro Flavio, Ben-Ghiat lo definisce come “una reliquia di una aberrante aggressione fascista”, in riferimento alla crudele campagna militare che l’Italia realizzò in Etiopia negli anni Trenta.

Un simbolo di crudeltà, spiega Ben-Ghiat, da cui gli italiani anziché prendere le distanze, ristrutturano, siglandone l’importanza e dichiarandolo “sito di interesse culturale” e “icona modernista”.

L’idea di fondo dell’articolo è la critica agli italiani per non aver realizzato un abbattimento radicale delle opere del Ventennio, lasciando intendere che nessuna opera pubblica dell’epoca dovrebbe essere ancor

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