Oggi parleremo degli attacchi al mondo accademico negli Stati Uniti e della risposta di Harvard University, che ha deciso di non piegarsi alle richieste dell’amministrazione Trump. Quest’ultima sta sfruttando i recenti episodi di antisemitismo nei campus per imporre alle università americane di rinunciare alla propria autonomia e seguire le direttive del governo.
Nella sezione dedicata alla tecnologia, ci occuperemo dell’ipotesi secondo cui l’uso della tecnologia porta a un calo delle capacità cognitive. I risultati di uno studio recente vi sorprenderanno.
E per finire, c’è fermento nel mercato dell’arte e dell’antiquariato. Le vendite d’arte sono in calo in molti paesi, soprattutto in Cina. Anche se, fortunatamente, non mancano le buone notizie. Restate con noi!
Iniziamo il programma. L’amministrazione Trump ha lanciato un nuovo attacco. Questa volta ad essere prese di mira sono le università americane.
Nel 1972, Richard Nixon era furioso con le università per la loro forte opposizione alla guerra del Vietnam. In un commento rivolto al suo staff, diventato noto più tardi grazie alle registrazioni dell’Ufficio Ovale, disse: “I professori sono il nemico.”
JD Vance, in un discorso del 2021, ha ripreso lo stesso concetto: “Le università sono il nemico”.
Poco dopo il suo insediamento, lo scorso gennaio, il presidente Donald Trump ha lanciato un attacco frontale contro le università americane. Ha avanzato richieste drastiche. Tra le tante, limitare l’antisemitismo nei campus, modificare i programmi di studio e cancellare tutti i progetti legati alla diversità, all’inclusione e all’uguaglianza, sia per l’assunzione dei docenti sia per l’ammissione degli studenti.
Harvard è la prima università a dire no alle richieste del governo.
Anche altre grandi università hanno deciso di sostenere la scelta di Harvard e si stanno preparando a resistere alla pressione. È fondamentale per le istituzioni accademiche unirsi in questa battaglia comune.
La Columbia University, invece, ha accettato alcune delle richieste di Trump per salvaguardare i propri finanziamenti. Una mossa che, con ogni probabilità, si
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Alcuni ricercatori di due università del Texas hanno studiato l’impatto della tecnologia sul cervello delle persone più anziane. Il loro obiettivo era dimostrare la cosiddetta "ipotesi della demenza digitale". Secondo questa ipotesi, l’uso della tecnologia danneggia le funzioni cognitive.
Tuttavia, i risultati pubblicati la scorsa settimana sulla rivista Nature Human Behavior mostrano qualcosa di sorprendente.
I ricercatori hanno esaminato 57 studi che hanno coinvolto oltre 400.000 adulti sopra i 60 anni. È emerso che l’uso della tecnologia è associato a un rischio di declino cognitivo inferiore del 42%. In altre parole, la tecnologia ha un effetto positivo anche sul cervello.
Da un lato, è vero che un uso eccessivo può provocare un peggioramento delle capacità cognitive. Dall’altro, utilizzare computer e smartphone per imparare o lavorare porta effetti positivi.
E allora, qual'è il senso di tutto ciò? Magari nel breve periodo la tecnologia stimola il cervello, ma a lungo andare può portare alla “demenza digitale”. Nessuno dei due scenari è rassicurante. Per ora, la cosa migliore è procedere con cautela, e continuare a capire come la tecnologia agisce sul nostro cervello.
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Il mercato dell’arte e dell’antiquariato sta attraversando un momento difficile.
Nel 2024, le vendite sono scese del 12%, fermandosi intorno ai 50 miliardi di euro. È il secondo anno di fila che si registra un calo. Il rapporto di Art Basel e UBS conferma che la situazione è seria. La Cina è il paese più colpito, con una diminuzione del 33%. Anche gli Stati Uniti, che restano il mercato più grande, hanno registrato un calo del 9%.
Sempre più persone si mostrano prudenti quando si tratta di acquistare opere d’arte. Puntano su nomi già affermati e trascurano gli artisti emergenti. Questo cambio di atteggiamento mi preoccupa. Un tempo, collezionare arte significava anche scoprire nuovi talenti. Oggi molti scelgono solo ciò che conoscono già.
Nonostante il calo generale, ci sono segnali positivi. Crescono gli acquisti di opere sotto i 50.000 euro, una tendenza che fa ben sperare. Aumentano anche le vendite di opere realizzate da artiste donne.
È vero che il mercato dell’arte ha sempre vissuto fasi altalenanti. Anche se tra i collezionisti, soprattutto i più ricchi, la ricchezza è aumentata, il settore non è ancora tornato ai livelli raggiunti nel 2014.
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Amici, grazie per avermi dato la possibilità di condividere con voi queste riflessioni.
Il mercato dell’arte ha bisogno di nuovi acquirenti, in particolare tra le persone facoltose che non conoscono ancora questo settore. Secondo me, molti di loro sono pronti a interessarsi al collezionismo. Ma dove li troviamo?
Alla prossima puntata!
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