Io sono Barbara, e sarò con voi per questa nuova puntata del nostro programma dedicato all’attualità politica e culturale. E, a proposito di politica, oggi vorrei cominciare la nostra chiacchierata con una notizia che riguarda la campagna presidenziale americana. L’avrete già capito: parliamo di spionaggio informatico.
Presidenziali USA, il “fattore Putin” irrompe nella campagna elettorale
Nel palcoscenico della campagna elettorale statunitense, da qualche giorno c’è un nuovo attore: la Russia di Vladimir Putin.
Lo scorso 23 luglio, Wikileaks —l’organizzazione guidata da Julian Assange, che molti accusano di essere ormai una pedina nelle mani del Cremlino— ha diffuso 20.000 email dalle quali si evince il deciso favoritismo dei vertici del Partito Democratico verso Hillary Clinton, a danno della candidatura di Bernie Sanders.
Durante un’intervista alla rete televisiva Fox News, domenica 31 luglio, Clinton ha accusato esplicitamente la Russia di voler interferire nel processo elettorale.
Un coinvolgimento dello spionaggio informatico russo appare del tutto plausibile, certo, ma perché il governo di Mosca avrebbe interesse a favorire la vittoria del candidato repubblicano?
Beh, diciamo la verità: Trump ultimamente ha fatto di tutto, più o meno deliberatamente, per confermare ogni sospetto. E non mi riferisco solo alla stima che ha più volte espresso per le “abilità di leadership” del presidente russo. Mi riferisco all’invito esplicito, rivolto a Mosca, a violare le reti informatiche americane per localizzare le email “segrete” di Hillary Clinton. Una mossa p
Turchia, a rischio l’eredità di Atatürk
Domenica 24 luglio, la Turchia laica è scesa in piazza. Una folla di 100.000 persone ha invaso pacificamente piazza Taksim, cuore di Istanbul, per protestare contro il fallito golpe del 15 luglio scorso, ma anche contro la deriva autoritaria che accompagna lo stato di emergenza attualmente in vigore nel paese.
Organizzata dal principale partito di opposizione, il socialdemocratico CHP, questa “manifestazione per la democrazia” ha riunito forze politiche diverse contro il “nemico comune” Fethullah Gülen, il religioso sunnita —un tempo amico e alleato di Erdogan— che Ankara ha indicato come l’ideatore del golpe.
Il coro unanime con il quale oggi le voci della politica turca accusano Gülen non è un semplice dettaglio, ma rivela una drammatica verità: in Turchia manca un’opposizione solida e credibile.
Certo, le élite laiche —che si considerano eredi degli ideali del “padre della patria” Atatürk— e le fasce urbane progressiste non approvano l’orientamento islamista e conservatore del governo, ma Erdogan è comunque un leader molto popolare. Non dimentichiamo, infatti, che almeno il 51% degli elettori lo appoggia.
Il segreto del successo del presidente è, in ultima analisi, e
Disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis, progetti e polemiche
Una cosa è certa: al Parlamento italiano non ci si annoia mai. Archiviata finalmente la dibattuta proposta di legge sulle unioni civili —un tema che nel nostro programma abbiamo commentato sia nei mesi invernali che a giugno— ad accendere ora un nuovo infuocato dibattito ci pensa il disegno legislativo per la legalizzazione della cannabis, che lunedì 25 luglio ha fatto il suo debutto in aula alla Camera dei Deputati.
Una discussione puramente preliminare, per il momento, dato che l’esame del testo è stato spostato a settembre. E… non sarà un compito facile! Sono infatti circa 2.000 gli emendamenti finora presentati.
Il disegno di legge affronta in modo pragmatico temi come il consumo, la coltivazione e il commercio della cannabis, e conta sul sostegno trasversale di un gruppo politicamente eterogeneo di parlamentari —ben 220 deputati e 73 senatori— ma, com’è facile immaginare, già nelle prime discussioni in aula è emersa una profonda frattura. Una frattura invalicabile tra chi si oppone categoricamente alla proposta e chi invece la sostiene, perché la vede come un modo per colmare un vuoto legislativo e far uscire l’Italia da una situazione anacronistica.
Ma che tipo di sc
Addio alle “merendine” ipercaloriche? Il Parlamento italiano dichiara guerra al junk food
Ricordate i tempi della scuola? Ricordate… il “rito” della merenda durante l’intervallo? Ahhh! Le merende di metà mattina a scuola! La vostra compagna di banco che sgranocchia disinvolta fette biscottate alla Nutella e sacchetti di patatine fritte… croccanti, rotonde e lievemente ondulate… e voi… voi che tirate fuori dallo zainetto un panino a base di pomodoro, cetrioli, qualche foglia di lattuga e del formaggio di capra… sano… ricco di vitamine… preparato a casa dalla mamma… Insomma, un panino che sembra uscito da una pubblicità progresso sugli effetti benefici della dieta mediterranea! Una delizia, per carità, ma, lo sappiamo tutti, quando si è ragazzi… si preferisce le barrette al cioccolato e le patatine fritte. No?
Vi riconoscete nella scena che ho descritto? Beh… questo, almeno, era quello che succedeva a me. Ogni mattina. Ogni settimana. Tutto l’anno scolastico. Certo, ammetto di aver provato una certa invidia, all’epoca, vedendo la mia compagna di banco Monica mangiare. Ma ora, con il senno di poi, ringrazio mia madre per avermi preparato delle merende così noiose… e così sane.
Deve essere questo, immagino, il ragionamento che anima i promotori di un recente disegno l
Venezia, una ricerca offre una mappa delle chiese e degli altri spazi abbandonati della città
Sono stati pubblicati in questi giorni i risultati di una ricerca svolta dagli studenti del Laboratorio di analisi urbana e territoriale dell’università IUAV di Venezia, che, per la prima volta nella storia, hanno compilato una mappa completa degli spazi abbandonati nel capoluogo veneto.
Appartamenti disabitati, spazi commerciali chiusi, magazzini coperti dalla muffa. In totale, quasi 750.000 metri quadrati. A Venezia, nonostante il ritmo incessante del turismo, la superficie complessiva degli spazi abbandonati rivela un quadro allarmante.
Ma a versare nell’incuria in città non sono solo i negozi, i magazzini e le abitazioni private. A Venezia sono molti oggi anche gli edifici di culto chiusi o utilizzati in modo saltuario.
Qualche numero? Nell’area urbana oggi le chiese sono 157. Tuttavia, 30 di esse —cioè circa il 20%— non sono più aperte al pubblico. Com’è facile immaginare, se l’attuale tendenza non cambia, questo numero è destinato a salire nei prossimi anni.
Prima dicevamo che il grande numero di edifici abbandonati che popola Venezia sembra stonare con l’immenso flusso di turisti che ogni anno visitano la città. Ma se riflettiamo un po’ su questo punto, vediamo c