L’indicibile ferocia dell’attacco perpetrato dal gruppo islamista palestinese Hamas nel sud di Israele, all’alba di sabato 7 ottobre, traccia una bruciante linea di demarcazione nella storia del Medio Oriente.
Un’operazione realizzata via terra, via aria, e via mare. Un attacco senza precedenti — tanto per raggio d’azione, come per il numero delle persone uccise o prese in ostaggio —, disegnato per creare il massimo impatto nelle opinioni pubbliche locali, e la massima eco mediatica a livello internazionale.
A creare rabbia e sgomento, in Israele, oltre all’intensità infernale della violenza subita, l’impreparazione della classe dirigente del paese, che non ha saputo prevedere l’attacco. Sotto accusa, oltre ai vertici dell’intelligence, il primo ministro Benjamin Netanyahu, evidentemente più impegnato a difendere se stesso, a livello politico e giudiziario, che il suo paese.
Eppure, è proprio la linea intransigente e conflittuale promossa da Netanyahu e i suoi alleati ad aver spinto all’estremo la tensione nei territori palestinesi. Si è parlato infinite volte, in questi anni, di una soluzione a due Stati come unica formula di convivenza. Quel risultato è oggi lontano anni luce.
In ca
Il sole dell'Andalusia, lo scorso 6 ottobre, ha avuto un effetto benefico sulla relazione tra Roma e Berlino. Con una chiacchierata a quattr’occhi, Giorgia Meloni e Olaf Scholz hanno appianato, almeno per ora, le divergenze scoppiate negli ultimi tempi sulla ‘questione migratoria’.
Un sollievo, perché, domenica 1 ottobre, Guido Crosetto, ministro della Difesa nel governo Meloni, aveva criticato duramente la linea della Germania sul tema dell’accoglienza dei migranti della rotta mediterranea. Ad accendere l’ira di Roma, un comunicato diffuso dalla ONG tedesca SOS Humanity, che aveva annunciato un imminente finanziamento di 790.000 euro da parte del governo tedesco, in base a una decisione del Bundestag. L’intervento di Crosetto era stato preceduto da un altro plateale sfogo. Quello di Giorgia Meloni, che, sabato 23 settembre, aveva inviato al cancelliere Olaf Scholz una lettera nella quale esprimeva il suo disappunto sulla politica tedesca in merito al finanziamento alle ONG attive nel Mediterraneo.
“Caro Olaf, come sai, in queste settimane il Governo italiano è impegnato in prima linea nel fare fronte ad una pressione migratoria eccezionale. Tale impegno si esprime sia sul piano in
A volte faccio fatica a credere che Domínikos Theotokópoulos, meglio noto come El Greco, sia un pittore rinascimentale, o, come dicono alcuni, il primo maestro del Siglo de Oro. Composizioni verticali, esplosive, mosse da un dinamismo inquieto. Figure che sembrano volare e sciogliersi nel colore, nella purezza di un’emozione mistica. El Greco mette in scena il sacrificio e l’estasi. Anticipa la sensibilità espressionista del Novecento con una pittura che si fa concetto e sfiora l’esperienza astratta.
La biografia di El Greco è la traiettoria di un uomo ambizioso. Nato nel 1541 nell’isola di Creta, allora parte della Serenissima Repubblica di Venezia, Domínikos Theotokópoulos si formò nel contesto dell’arte bizantina, come pittore di icone. Nel 1567 si trasferì a Venezia, dove ebbe modo di studiare il linguaggio pittorico dei grandi nomi locali, maestri nell’uso del colore e nell’eloquenza drammatica. Tiziano, Bassano, Veronese, e il magnifico Tintoretto.
Nel 1570, una nuova tappa, Roma. La Roma edonista dei papi e dei cardinali, compiaciuto epicentro artistico d’Europa. Città di trame e sfoggio. Di mecenati, artisti e ciarlatani. Ma come farsi notare in un ambiente così sovraccaric
Gianluca Grimalda soffre di ansia ambientale, e non vuole viaggiare in aereo. Lo scorso 15 febbraio, Repubblica gli dedicava un profilo e un’intervista. “Il suo viaggio”, scriveva il quotidiano romano, “non è uno di quelli dove è, tutto sommato, semplice optare per il treno piuttosto che per un volo”.
All’epoca dell’intervista, la destinazione di Grimalda era Papua Nuova Guinea. Grimalda è un attivista di Scientist Rebellion (organizzazione impegnata nella lotta per la giustizia climatica, sorella di Extinction Rebellion), e ricercatore presso il Kiel Institute for the World Economy, un centro di ricerca indipendente con sede a Kiel, in Germania. “È la mia quarta ricerca sul campo in quei luoghi: studio le società tribali locali, per capire come si stanno adattando al cambiamento climatico e alla globalizzazione”, aveva detto a Repubblica.
Scienziato sociale, ambientalista, pianista, slow-traveller. Su X, Grimalda si presenta così. In contesti accademici, invece, si descrive come “un economista sperimentale interessato alle basi psicologiche e culturali della cooperazione umana”, e ricorda di aver diretto diverse ricerche sperimentali in paesi in via di sviluppo, e offerto consulen
La mano destra alzata, una fiala di vetro incastonata tra l’indice e la base del pollice, il volto contratto in un’espressione grave. Mathilde Panot, capogruppo all’Assemblea nazionale del partito di estrema sinistra La France Insoumise, rimprovera Élisabeth Borne con teatrale eloquenza. “Questi insetti spargono disperazione nel nostro paese. Proliferano nei luoghi della vita quotidiana: ospedali, scuole, abitazioni private, case di riposo, treni, cinema. Sono un calvario per milioni di cittadini. Fanno perdere loro il sonno, provocano paranoia e isolamento sociale. Le cimici dei letti sono un problema di salute pubblica, e il governo non ha fatto nulla al riguardo. Dobbiamo aspettare che Matignon venga infestato per vedervi, finalmente, reagire?”. La prima ministra ascolta in silenzio.
È martedì 3 ottobre e la tensione, in Francia, sull’emergenza che vede protagonista la cimice dei letti, o Cimex lectularius, un fastidioso parassita ematofago, ha raggiunto il parossismo.
“Sono ovunque: nei materassi, sui sedili dei cinema, sui treni, sulle metropolitane e negli ospedali. L’invasione di questi insetti, in piena espansione, sembra impossibile da arginare”, scriveva, il 29 settembre,