Kindness in the Time of Coronavirus
11, maggio 2020
Cari amici,la fase due è ufficialmente iniziata. Per strada si sentono di nuovo voci e rumori della vita che riparte. La gente è stranita, un po’ come dopo i bagordi dell’ultimo dell’anno. Si passeggia, si va al bar, al lavoro, a fare la spesa. Tutto come prima, eppure in modo diverso, surreale. Buffo, aggiungerei. Ci si muove, seguendo i passi di una danza ancora sconosciuta, in cui le mani servono più per togliere e mettere le mascherine, che per gesticolare. E dove si salta a destra e sinistra, per mantenere le distanze. È il prezzo della libertà riconquistata, in una realtà, per ora, ancora governata dal nemico Covid-19. Non eravamo pronti a tutto questo, forse non lo siamo nemmeno ora. Parti di un tutto, divenuto estraneo, che non ci calza più a pennello. Eppure, si deve ripartire. Affrontare le tante curve di questa impervia strada di montagna. Con una consapevolezza diversa, però. Che per arrivare in cima, nessuno può farcela da solo.
La storia di oggi ci porta in un piccolo paese dell’Emilia.
Rafi ha 30 anni e fa l’infermiere. È arrivato in Italia quasi 10 anni fa, in fuga da un paese, l’Egitto, in cui l’essere gay è ancora considerata una colpa punibile per legge.