L'ultimo re di Montelepre
Un folle piano
Fa molto caldo. Con la mano cerco di ripararmi gli occhi dai raggi del sole, che mi impediscono di vedere bene. Mi guardo intorno un po’ come farebbe un marinaio, che scruta l’orizzonte.
Cerco di capire come uscire dal quell’intricato dedalo di vicoli e viuzze. Sono scosso e l’adrenalina mi scorre ancora nelle vene per lo strano incontro appena avvenuto. Decido di seguire l’istinto e imbocco un vicoletto, pieno di panni stesi ad asciugare su lunghi fili appesi sopra la mia testa.
Il vento muove il bucato, come se si trattasse di festoni appesi per una parata, o una processione religiosa. Nell’aria l’odore della biancheria appena lavata si mescola con quello delle cucine, in fermento per la preparazione del pranzo. Dalle finestre aperte dei vari appartamenti si sente il rumore delle posate, che sbattono sui piatti di porcellana. Il buon odore di cucina casalinga stranamente non mi fa venire alcuna fame. Il colloquio con don Vittorio e il maresciallo mi ha c