L'ultimo re di Montelepre
Il sapore acre di una velata minaccia
Lo osservo, incuriosito. Ha il capo adagiato sul poggiatesta e gli occhi socchiusi, a godersi il piacere delle esperte movenze del barbiere sul suo viso.
Fisso entrambi con un’insistenza. Il silenzio nella stanza è pesante, a tratti quasi imbarazzante. Eppure nessuno dice nulla. Il barbiere continua nel suo lavoro, fingendo di ignorare la mia presenza. So che mi ha visto, perché i nostri sguardi si sono incrociati più di una volta.
Stanco di attendere che qualcuno si decida a rivolgermi una parola, inizio a guardarmi attorno in cerca del ragazzino, che mi aveva condotto fin lì. Doveva essersi nascosto nel retro, perché di lui e del mio portafoglio non c’era alcuna traccia.
Guardando con più attenzione, mi accorgo che in fondo alla stanza, vicino alle sedie dei clienti in attesa, c’è una porta, forse un’uscita secondaria.