Le polemiche politiche caratterizzano l’edizione 2026 della Biennale di Venezia
La 61ª Biennale di Venezia ha aperto i battenti il 9 maggio in un clima di forti tensioni geopolitiche e proteste diffuse. La Biennale è una delle più importanti esposizioni internazionali di arte contemporanea, tradizionalmente conosciuta per la valorizzazione del talento artistico globale. Quest’anno, però, il festival è stato oscurato dalle divisioni e dalle polemiche, soprattutto in relazione alle guerre a Gaza e in Ucraina.
Diversi membri della giuria si sono dimessi dopo aver rifiutato di assegnare premi a Paesi i cui leader sono accusati di crimini contro l’umanità, come Israele e Russia. Anche decine di artisti hanno ritirato la propria candidatura ai premi in segno di solidarietà con i membri della giuria. In risposta, il festival ha introdotto un nuovo sistema parziale di voto pubblico.
Le strade di Venezia sono state teatro di grandi manifestazioni. Il collettivo artistico russo in esilio Pussy Riot ha fatto irruzione nel padiglione russo. Migliaia di persone hanno, inoltre, protestato contro la partecipazione di Israele, costringendo alla chiusura temporanea di diversi padiglioni nazionali. Non sono mancate nemmeno richieste di escludere gli Stati Uniti dalla manifestazio