| Stefano: | Un paio di settimane fa, i giornali hanno dato ampio rilievo alla notizia della decisione della Corte d’Appello di Torino di confermare la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Ivrea, che, nell’aprile 2017, aveva condannato l’Inail a corrispondere a un dipendente Telecom una rendita vitalizia da malattia professionale, per aver contratto il cancro a causa dell’eccessivo uso del telefonino. La decisione del tribunale piemontese ha sancito, quindi, l’esistenza di un nesso tra l’uso prolungato e scorretto del telefono cellulare e alcune forme di tumore al cervello, come il neurinoma dell’acustico. Secondo un articolo del giornale Il Post, pubblicato lo scorso 14 gennaio, questa sentenza ha aperto un enorme dibattito nel Paese. |
| Romina: | Non faccio fatica a crederlo! Mi pare di avere letto che questa sentenza vada contro le opinioni della comunità scientifica italiana, che in questi anni non è mai riuscita a dimostrare che le onde radio emesse dai telefoni cellulari siano causa di tumori. |
| Stefano: | Hai detto bene! Secondo un articolo pubblicato lo scorso 14 gennaio sul giornale Il Sole 24 ore, esiste uno studio dell’Istituto Superiore di Sanità, Arpa Piemonte, Enea e Cnr-Ivrea, che smentisce la tesi formulata dai giudici del Tribunale di Ivrea. Ce ne sono molti altri internazionali, però, che sostengono l’esatto contrario. In uno studio del 2011, svolto dall’Organizzazione mondiale della Sanità, per esempio, si dice che l’uso prolungato e scorretto dei telefoni cellulari può favorire l’insorgenza di un tumore. |