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Il costo climatico delle guerre

25 March 2026
Il costo climatico delle guerre
Anas-Mohammed / Shutterstock
Era nero come la pece, il cielo di Teheran, la mattina di domenica 8 marzo. Colpiti la notte anteriore da una serie di attacchi aerei statunitensi e israeliani, diversi siti di stoccaggio di petrolio bruciavano da ore, avvelenando l’aria. La raffineria di Shahran, sita nella parte nord-occidentale di Teheran, non lontano da quartieri residenziali densamente popolati, era un inferno di fiamme e fumi tossici.

Come una metafora potente, quella coltre nera sul cielo di Teheran dovrebbe farci riflettere sul costo climatico dei conflitti contemporanei. Un fatto di cui oggi si parla poco.

Negli ultimi anni, il discorso pubblico sull’emergenza ambientale sembra essersi spostato su un piano domestico, individuale. Quando compriamo un biglietto aereo, vediamo sullo schermo del laptop quale sarà l’impronta climatica del nostro viaggio. Al supermercato, e in ogni altro negozio, la plastica delle confezioni lascia poco a poco spazio alla carta. Ogni giorno veniamo invitati a piccoli gesti di responsabilità. Tutto giusto, certo. Ma poi apriamo i giornali, e il quadro cambia radicalmente: la guerra in Ucraina, l’immane tragedia di Gaza, e ora, con gli attacchi all’Iran, lo scoppio di un nuovo, fero

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