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La Serbia in rivolta

12 February 2025
La Serbia in rivolta
Ajdin Kamber / Shutterstock
L’impronta di una mano sporca di sangue è diventata il simbolo delle proteste studentesche che, da mesi ormai, scuotono la Serbia. La scintilla della rivolta, lo scorso 1° novembre, con il crollo di parte del tetto della stazione ferroviaria di Novi Sad, la seconda città del paese per numero di abitanti. Bilancio della tragedia: 15 morti, e decine di feriti.

Il giorno dopo il crollo, gli abitanti di Novi Sad hanno organizzato cerimonie silenziose per ricordare le vittime. Candele, cartelli con nomi scritti a mano. Poi, sono iniziate le proteste contro il governo.

Lo scontento, in realtà, ha radici lontane. L’economia lenta, la scarsa sicurezza nelle città. E, soprattutto, la corruzione. Lo sdegno, inizialmente circoscritto alla città di Novi Sad, è cresciuto col passare dei giorni, col passaparola e le reti sociali, fino a raggiungere la capitale, Belgrado, e altri 200 centri urbani. Fino a trasformarsi nel più grande movimento di protesta nella storia del paese. Nel più grande movimento studentesco europeo dal 1968, secondo alcuni. Bloccate le università e le scuole. Le strade, un fiume di persone. Bloccati i ponti sul Danubio. Ad affiancare gli studenti, pure insegnanti, contadin

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