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Le nuove frontiere dell’industria videoludica
Anton27 / Shutterstock
Nel 1985, l’era di macchine come il Commodore 64 o lo Zx Spectrum, uscì un videogioco insolito per i tempi, Little computer people. Era una simulazione in cui il giocatore seguiva la vita di un omino che, stando al manuale di istruzioni, abitava dentro il computer.

Da allora, l’idea di personaggi artificiali che imitano modelli in carne e ossa è rimasta una costante. Pensiamo solo alla fortunata serie The Sims, o ai giochi di ruolo più venduti dello scorso decennio. Parlo di pietre miliari come The Witcher 3 o Skyrim, dove i personaggi hanno una vita propria, e i giocatori si ritrovano immersi

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