Sul filo del precipizio
22 February 2023
Janossy Gergely / Shutterstock
A distanza di un anno dall’invasione russa dell’Ucraina,
se chiudo gli occhi,
io continuo a vedere le immagini dei primi giorni. Quelle dei
profughi, degli
sfollati. Le
lunghe file di persone
sulle strade, sui ponti. Nelle campagne, tra
alberi secchi e fango. Persone costrette improvvisamente ad abbandonare le loro case, i loro progetti. Il lavoro, gli studi, i
sogni. Vedo i figli
al loro fianco. Seri,
nel gelo. Protetti dalla dignità serena e semplice dei bambini. Vedo una signora anziana,
in mezzo alla strada,
dopo un bombardamento. È disperata, ma l’abisso del terrore è negli occhi del gatto
che tiene stretto tra le braccia.
Nella notte fra il 23 e il 24 febbraio 2022
si è aperta una voragine nel cuore dell’Europa. È accaduto
ciò che si temeva da mesi. Ciò che, pure, era sembrato, fino all’ultimo,
inconcepibile.
Inconcepibile nonostante il fatto che, nei mesi precedenti, il Cremlino a