Emoji e comunicazione politica
14 March 2018
Alle elezioni parlamentari dello scorso 4 marzo, Marco Minniti, ministro dell’Interno nel governo di centrosinistra guidato dal premier uscente Paolo Gentiloni, si era presentato come candidato alla Camera nel collegio uninominale di Pesaro e Urbino, nella regione delle Marche. Una regione che, storicamente, insieme alla Toscana, all’Emilia-Romagna e all’Umbria, è sempre stata un feudo sicuro dei partiti dell’area della sinistra. Eppure, domenica scorsa, a Pesaro, Minniti ha subito una cocente sconfitta. Tutto questo, nonostante la sua popolarità personale e una campagna elettorale ben congegnata, con tanto di cene con gli elettori nei ristoranti della zona, tra pizze, selfie e applausi. Tutto inutile, a quanto pare. Nel confronto elettorale, Minniti è arrivato soltanto terzo, con il 27,89% dei voti. Il vincitore è stato Andrea Cecconi, un esponente del Movimento 5 Stelle, con il 34,8% dei consensi. Un risultato che disorienta, se pensiamo che il signor Cecconi, a pochi giorni dal voto, era stato travolto da uno scandalo di corruzione e si era impegnato a rinunciare al seggio parlamentare. Il colmo dell’imbarazzo per il ministro Minniti: sconfitto da una specie di ‘non-candidato’.
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