Calcio italiano, è il momento di allargare i nostri orizzonti mentali
29 November 2017
Dopo lo shock di lunedì 13 novembre, la drammatica notte in cui la nazionale italiana di calcio maschile, segnando un misero pareggio per 0-0 con la squadra della Svezia, non è riuscita a qualificarsi per la Coppa del Mondo che si giocherà il prossimo anno in Russia, la delusione collettiva era palpabile. Era dal lontano 1958 che gli azzurri non perdevano un torneo di qualificazione mondiale, e il ricordo delle loro vittorie più recenti --quella del 1982 in Spagna contro l’allora Germania Ovest e quella contro la Francia, ai mondiali di Germania del 2006-- era ancora vivo nella memoria collettiva. Sgomento. Lacrime di dolore e frustrazione, la sera del 13 novembre. E poi… le accuse incrociate, le immancabili polemiche sulle reti sociali dove un po’ tutti si improvvisavano nel ruolo di commissari tecnici e fini analisti di tattiche di gioco, in un’atmosfera da apocalisse.
Eppure, gli appassionati di calcio italiani rimasti orfani di una squadra del cuore per cui tifare avrebbero la soluzione davanti al loro naso. Ma non la vedono. A bloccare il panorama c’è un ingombrante pregiudizio, ancora saldamente radicato nella mentalità collettiva del paese.
Sì, forse l’avrete indovinato. Sto