Crisi diplomatica tra Italia ed Egitto, manifestazioni di sostegno e silenzi
27 April 2016
La sera del 25 gennaio 2016 —una data che segna il quinto anniversario della rivolta popolare di piazza Tahrir che, come molti di voi ricorderanno, portò alle dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak— il ricercatore italiano Giulio Regeni, un giovane dottorando dell’Università di Cambridge, scompare in un quartiere centrale del Cairo, poco dopo aver lasciato il suo appartamento. Il suo corpo senza vita verrà ritrovato qualche giorno dopo, il 3 febbraio, nei pressi dell’autostrada che collega il Cairo ad Alessandria. Sulla pelle, evidenti segni di tortura.Fin da subito, le autorità italiane chiedono di poter collaborare con gli inquirenti egiziani per far luce sul caso, ma si scontrano con un muro di ostruzionismo e teatrali depistaggi.
Nelle settimane successive, il regime del presidente al-Sisi offre al governo italiano una fantasiosa gamma di ipotesi investigative per spiegare la morte del ricercatore: incidente stradale, fallito tentativo di rapina da parte di una banda criminale, coinvolgimento negli ambienti della droga, una lite con un’amante. Tutte ipotesi oltraggiosamente implausibili.
Quello di Giulio Regeni, comunque, non è un caso isolato. Le violazioni