Colpo di scena nella battaglia legale tra Apple ed FBI
6 April 2016
La notizia si è diffusa qualche giorno fa: la polizia federale degli Stati Uniti ha sbloccato l’iPhone di Syed Farook, l’uomo che, insieme alla moglie, il 2 dicembre scorso ha preso d’assalto un centro per disabili a San Bernardino, in California, uccidendo 14 persone.Di conseguenza, il dipartimento di Giustizia ha deciso di archiviare il caso legale contro l’azienda, “colpevole” di non aver voluto fornire all’FBI una “backdoor”, ossia una chiave di lettura per aggirare la barriera protettiva del codice crittato dell’iPhone del killer.
“Il governo ha avuto accesso ai dati conservati nell’iPhone di Farook, e quindi non richiede più la collaborazione di Apple”, si legge in un documento diffuso il 28 marzo scorso dal dipartimento di Giustizia statunitense.
Ad assistere le autorità governative sarebbe stata, Cellebrite, una società israeliana che realizza dispositivi per l’analisi dei dati contenuti in telefoni cellulari e altri apparati elettronici mobili.
Problema risolto, dunque? Beh, non proprio. In realtà, la battaglia legale tra il governo e Apple è solo un riflesso della crescente tensione che coinvolge, come figure contrapposte, le aziende informatiche e i governi