Locarno, arte pubblica e irrazionalità
25 April 2018
Le fotografie scattate dai tetti dei palazzi di piazza Grande a Locarno facevano pensare a un prato in fiore. Una distesa di rosa pallido, fucsia, azzurro, giallo e verde. Uno spettacolo incantevole, primaverile e fiabesco. Dalla notte tra il 30 e il 31 marzo fino alla mattina del 10 aprile, la piazza principale di questa piccola città affacciata sulla riva settentrionale del lago Maggiore, nella Svizzera italiana, ha ospitato 6.500 salvagente di plastica colorata. Un’eclettica folla di fenicotteri rosa, papere, tartarughe, coniglietti e elefanti. Apolide, questo il nome dell’installazione, è stata realizzata dall’artista ticinese Oppy De Bernardo, con l’aiuto di 150 volontari.
Al di là dell’aspetto apparentemente giocoso dell’opera, il tema affrontato dall’artista è estremamente tragico e attuale. Il salvagente evoca, infatti, il pericoloso viaggio attraverso il Mediterraneo che ogni anno centinaia di migliaia di persone provenienti dall’Africa e dall’Asia affrontano nella speranza di costruirsi una nuova vita in Europa. Profughi di guerra. Migranti. Persone sospese tra un passato da dimenticare e un futuro ignoto. Nomadi per necessità e senza certezze. Spesso, senza un passaporto.