Troppo bello per essere vero
27 March 2019
Ormai è fatta. Certo, ci sono stati i dubbi della Lega e gli avvertimenti di Francia e Germania, che avrebbero voluto una posizione più prudente nei confronti di un interlocutore che la Commissione europea definisce come un “rivale sistemico”. Anche gli Stati Uniti hanno espresso un forte scetticismo. Ma nulla ha potuto frenare l’entusiasmo della componente pentastellata del governo italiano. E così, sabato 23 marzo, l’Italia e la Cina hanno firmato un memorandum d’intesa sulla Belt and Road Initiative (BRI), il “progetto del secolo”, come l’aveva definito il presidente cinese Xi Jinping nel presentarlo pubblicamente per la prima volta, nel 2013.L’ambizioso progetto è noto anche come “nuova via della seta”, un’espressione che evoca romantiche carovane di cammelli al tramonto. Nulla di più lontano dalla realtà, ovviamente. La BRI è un colossale e pragmatico piano di sviluppo globale. Un ingranaggio potente e micidiale, volto a promuovere gli interessi cinesi nel mondo tramite una fitta rete di investimenti infrastrutturali e accordi economici.
Un progetto che coinvolge ben 152 paesi, dall’Africa all’America Latina, passando per la regione mediterranea. In Europa, la BRI ha già conqu