Nelle aule di un asilo nido di Padova, si sperimenta l’uso di un robot per superare la timidezza
È forte il timore che rubino il lavoro agli esseri umani, sostituendoli nelle fabbriche (e persino negli uffici), generando così una catastrofe occupazionale.
D’altra parte, sarebbe però ipocrita considerare la tecnologia esclusivamente come una forza negativa, dato il suo impatto positivo in molti aspetti della vita quotidiana. Basti pensare alle tante applicazioni pratiche nel campo dei trasporti, della sicurezza e soprattutto della sanità, dove la tecnologia rappresenta uno strumento di precisione essenziale nella medicina chirurgica.
In questo contesto, mi piace pensare ai robot come ad una forza che collabora con l’uomo e lo assiste nello svolgimento delle sue funzioni.
Si potrebbe citare il progetto “sambot”, il robot dell’Università di Padova pensato per aiutare i bambini con difficoltà relazionali a sperimentare nuove forme di interazione.
Sambot è un robot dalle sembianze umane che gioca, parla, balla, dispensa abbracci e ride qualora gli venga fatto il solletico ai fianchi.
Parliamo di un automa empatico, dotato di sensori c