Un nuovo scandalo si abbatte su Donald Trump: colpo di grazia alle sue aspirazioni presidenziali?
Lo scorso fine settimana, la campagna elettorale americana si è arricchita di un nuovo scandalo. Nella sua edizione di venerdì, il Washington Post ha diffuso un video, un “fuorionda” risalente al 2005, nel quale Donald Trump si abbandona a una lunga serie di commenti sessisti, vantandosi di poter palpeggiare e baciare qualunque donna impunemente, grazie al suo status di “celebrity”.
In questi giorni, numerosi esponenti dell’establishment repubblicano si sono dissociati formalmente dalla campagna Trump, ritirando il loro appoggio al candidato. Ora sono in molti a chiedersi se questo scandalo sia il colpo che potrebbe affondare le aspirazioni presidenziali del magnate newyorkese.
In realtà, è difficile dire se il nuovo scandalo possa rappresentare un momento decisivo. Solo in chiave retrospettiva, quando finalmente sapremo chi avrà vinto le elezioni, potremo comporre una narrativ
Colombia, l’accordo di pace non convince gli elettori
Sondaggisti. Mezzi di comunicazione. Politici. Analisti. Opinione pubblica. Nessuno in Colombia se lo aspettava davvero. Nella serata di domenica 2 ottobre, la notizia della vittoria del “no” al referendum consultivo — con la relativa bocciatura popolare dell’accordo di pace con le FARC — è scesa sul paese in un clima di stupore collettivo. A spingere la bilancia verso il “no”, un minimo scarto: appena 54.000 voti.
Altissimo, inoltre, il tasso di astensione: 62.57%. Com’è possibile che uno storico accordo che prometteva di mettere fine a 52 anni di guerra civile non abbia generato una massiccia partecipazione elettorale?
Per essere efficace, un processo di pace deve appassionare il pubblico. Coinvolgerlo emotivamente. I negoziatori dell’Avana citano come modello di riferimento l’accordo di Belfast dell’aprile 1998, un’intesa politica che, spalleggiata poi dall’esito positivo di un
Ponte sullo stretto di Messina, impulso allo sviluppo del Sud, o cattedrale nel deserto?
Martedì 27 settembre il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ospite alla Triennale di Milano a un evento celebrativo per i 110 anni di attività della società edile Salini-Impregilo, ha evocato un celebre “fantasma” della storia d’Italia: il ponte sullo stretto di Messina.
Capolavoro dell’ingegneria civile contemporanea per alcuni, inutile opera faraonica per altri, il ponte di Messina è un’eterna chimera che — ciclicamente — si affaccia sulla scena politica italiana. Se ne parla da sempre. Di fatto, il sogno di collegare la Sicilia al “Continente” risale ai tempi dell’antica Roma.
Ma lasciamo in pace gli antichi romani e passiamo ai primi anni Duemila, quando, per un attimo, sembrò che l’antica chimera potesse diventare realtà. Nella primavera del 2001, infatti, durante la campagna per le elezioni legislative, i due principali candidati alla guida del governo, Silvio Berlusconi e
Elena Ferrante, svelata l’identità dell’autrice de L’amica geniale?
Nel 2015, Storia della bambina perduta, l’ultimo volume del “quartetto napoletano” — la tetralogia letteraria che ha fatto di lei una star internazionale — è stato incluso dal New York Times nella lista dei 10 libri più importanti dell’anno. Un giudizio a cui ha fatto eco anche il britannico The Guardian, che, esaltando lo spessore dell’intreccio narrativo e l’esplorazione psicologica dei personaggi, ha definito il libro “uno dei migliori romanzi del 2015”. Un successo globale, dunque, ma il nome che appare sulla copertina di ogni suo libro — Elena Ferrante — è uno pseudonimo.
Nell’epoca del selfie compulsivo e della costante esibizione pubblica della vita privata, la scelta di una scrittrice che, pur vantando un successo globale, preferisce rimanere dietro le quinte, lasciando che a parlare siano i personaggi dei suoi libri, può generare una miscela di sorpresa… e morbosa curiosità.
Firenze inaugura la stagione artistica d’autunno con una grande mostra dedicata alla carriera di Ai Weiwei
Lo scorso 22 settembre Palazzo Strozzi, splendido gioiello rinascimentale nel cuore di Firenze, ha inaugurato la sua stagione espositiva autunnale con una monografica dedicata all’artista cinese Ai Weiwei. Ad annunciare la nuova mostra, lungo la facciata dell’edificio corre una fila di gommoni di salvataggio rosso corallo. “I profughi sono gli eroi del nostro tempo”, commenta l’artista “chi cerca la libertà a prezzo della vita merita assoluto rispetto”. E ai profughi che attraversano il Mediterraneo nella speranza di una vita migliore è dedicata, appunto, la mostra.
“Il lavoro di Ai Weiwei, in equilibrio tra attivismo politico e ricerca formale, affronta temi universali — libertà di espressione, diritti umani, violenza politica, movimenti migratori — in modo potente e diretto. Ospitare una simile retrospettiva a Firenze significa pensare alla città come a una capitale culturale d’av