| Romina: | Lo scorso 10 luglio, nel corso di una diretta Facebook su InOltre-Alternativa progressista, la pagina dei giovani del Partito Democratico, il sindaco di Milano ha fatto, forse con troppa leggerezza, un’affermazione, che ha suscitato aspre critiche e polemiche. Parlando di carovita, remunerazione dei giovani e costo degli affitti, il sindaco Sala ha dichiarato: “La cosa che non va è quanto sono pagati i giovani a Milano, un tema da affrontare politicamente. Ma è chiaro che se il dipendente pubblico a parità di ruolo guadagna lo stesso a Milano, o Reggio Calabria è intrinsecamente sbagliato, perché il costo della vita è diverso”. |
| Mario: | Questa dichiarazione del Primo cittadino milanese ha scatenato un vero e proprio vespaio di critiche. Non solo da parte dei sindacati, ma anche degli esponenti del mondo politico. In un articolo, pubblicato sul Corriere della Sera il 12 luglio, si sostiene, ironicamente, che le affermazioni di Sala sono state così universalmente criticate, da riuscire a mettere d’accordo, per una volta, persino il governo e l’opposizione, che generalmente sono in disaccordo su quasi tutto. |
| Romina: | Mm… forse le parole del sindaco Sala sono state un po’ travisate. In molti hanno gridato al ritorno delle cosiddette “gabbie salariali”, anche se, durante la diretta streaming, l’espressione “gabbie salariali”, non è mai stata usata. Tu, ne hai mai sentito parlare? Ho letto che si tratta di un sistema di calcolo, secondo il quale si differenziano i livelli degli stipendi in Italia, su base regionale, rendendoli in pratica, minori al Sud rispetto al Nord in base al costo della vita. Questo meccanismo, introdotto in Italia nel dopoguerra, fu abolito nel 1969 sulla spinta di forti mobilitazioni operaie, perché considerato discriminatorio nei confronti delle regioni e del Sud. |