| Milena: | Martedì 21 aprile, il Comune di Milano ha annunciato il lancio di “Strade Aperte”, un progetto che mira a trasformare la mobilità cittadina in vista della fase di allentamento delle attuali misure di contenimento del Covid-19. Per rispondere alla necessità di spostamento dei cittadini ed evitare contatti troppo ravvicinati, l’amministrazione del sindaco Sala ha pensato di regalare maggiore spazio a pedoni, ai ciclisti, e alla micromobilità, puntando sull’ottimizzazione degli spazi già esistenti e creandone nuovi. In altre parole, il progetto Strade aperte consiste nella trasformazione di 35 chilometri di rete stradale in nuove piste ciclabili, nell’ampliamento e costruzione di nuovi marciapiedi a aree pedonali, e nell’imposizione, in alcune zone cittadine, del limite di velocità di 30 km/h per le autovetture. |
| Stefano: | Davvero ambizioso il piano ambientalista del Comune milanese. La domanda che mi pongo, però, è se saranno capaci di portarlo a termine… |
| Milena: | Perché sei così poco fiducioso, Stefano? L’amministrazione Sala si è spesso dimostrata attenta e sensibile ai problemi che riguardano l’ambiente… |
| Stefano: | Ti spiego! Un articolo, pubblicato da Linkiesta lo scorso 25 aprile, ha fatto notare che la sfida che il capoluogo lombardo dovrà affrontare nei mesi post-coronavirus è superiore a quella di qualsiasi altra città italiana. La città, infatti, si trova in una delle regioni più colpite dalla pandemia e, con il blocco delle attività commerciali, la sua economia è stata colpita profondamente. Inoltre, è il secondo Comune più popolato del Paese e non sarà semplice convincere i cittadini a spostarsi in bicicletta, invece che in macchina, che da molti è considerata il mezzo di circolazione più sicuro, perché ti espone a meno contagi. |