Piero Gobetti, stella nel cielo inquieto del Novecento
4 March 2026
“Era un giovane alto e sottile, disdegnava l'eleganza della persona, portava occhiali a stanghetta, da modesto studioso: i lunghi capelli arruffati dai riflessi rossi gli ombreggiavano la fronte”. Così lo descriveva Carlo Levi nel 1960, con la poesia della parola e lo sguardo allenato del pittore.
Formatosi all’Università di Torino sotto la guida di professori di grande prestigio — tra cui il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che lo avvia al pensiero liberale —, Piero Gobetti si laurea a pieni voti nel 1922 con una tesi sulla filosofia politica di Vittorio Alfieri. Non sorprende che il giovane Gobetti fosse attratto dal pensiero patriottico del celebre poeta e drammaturgo piemontese. Nelle opere di Alfieri emerge infatti con forza il tema della lotta per la libertà contro la tirannia.
Gobetti comprese, prima di molti altri, la reale natura del fascismo. Non semplice parentesi violenta, aberrazione momentanea, ma “autobiografia della nazione”. In questa lettura, il fascismo è il