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Il dissidente
Dmitriy Kandinskiy / Shutterstock
Coraggio. È questa la prima parola che mi è sempre venuta in mente in relazione a Alexei Navalny.

Nel febbraio 2011, Navalny, già allora un famoso attivista impegnato in una crociata contro la corruzione imperante nello stato russo, aveva definito Russia Unita, la formazione politica di cui è leader Vladimir Putin, “un partito di ladri e truffatori”. Un’espressione poi diventata famosa.

Negli ultimi anni, Navalny, aveva rivelato, in una serie di video pubblicati su YouTube, le favolose ricchezze — yacht, ville, aerei — dell’oligarchia russa. Un lavoro investigativo, molto ben documentato, che aveva avuto la sua apoteosi nel gennaio del 2021, con un video dedicato al faraonico palazzo che Putin avrebbe fatto costruire per sé, utilizzando denaro pubblico, sulla costa del Mar Nero.

Più volte incarcerato negli ultimi anni, Navalny era il più noto, e rilevante, oppositore del presidente russo. La più fastidiosa minaccia a un sistema di potere apparentemente inossidabile. Come ricordava la scorsa settimana il settimanale britannico The Economist, Navalny, nella sua veste di blogger e attivista anti-corruzione, aveva denunciato i due pilastri del potere putiniano: paura e cupidigia. Nella

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