Una nuova guerra in Medio Oriente
11 October 2023
ChameleonsEye/ Shutterstock
Un’operazione realizzata via terra, via aria, e via mare. Un attacco senza precedenti — tanto per raggio d’azione, come per il numero delle persone uccise o prese in ostaggio —, disegnato per creare il massimo impatto nelle opinioni pubbliche locali, e la massima eco mediatica a livello internazionale.
A creare rabbia e sgomento, in Israele, oltre all’intensità infernale della violenza subita, l’impreparazione della classe dirigente del paese, che non ha saputo prevedere l’attacco. Sotto accusa, oltre ai vertici dell’intelligence, il primo ministro Benjamin Netanyahu, evidentemente più impegnato a difendere se stesso, a livello politico e giudiziario, che il suo paese.
Eppure, è proprio la linea intransigente e conflittuale promossa da Netanyahu e i suoi alleati ad aver spinto all’estremo la tensione nei territori palestinesi. Si è parlato infinite volte, in questi anni, di una soluzione a due Stati come unica formula di convivenza. Quel risultato è oggi lontano anni luce.
In ca