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Brasile, la democrazia in pericolo

11 January 2023
Brasile, la democrazia in pericolo
Diego Grandi / Shutterstock
Non c’è pace, a Brasilia, per i bei palazzi disegnati da Oscar Niemeyer. Costruite tra il 1956 ed il 1960, quelle algide strutture danzanti, bianche meraviglie di un’utopia fatta realtà, hanno dovuto sopportare i lunghi anni della dittatura militare. Ora, una nuova ferita.

Domenica 8 gennaio, il Parlamento, la Corte suprema e il Palácio do Planalto, sede ufficiale della presidenza della Repubblica, sono stati invasi dall’onda giallo-verde del bolsonarismo. Una folla esaltata che, più che da un progetto politico, sembrava animata dal desiderio di rompere ogni cosa trovasse sul suo cammino.

Il parallelo non è sfuggito a nessuno. Per caos e furia vandalica, la dinamica dell’assalto ricorda, in modo tristemente ridicolo, le violenze che hanno avuto luogo a Washington, il 6 gennaio 2021. “La Storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”, diceva Karl Marx, sviluppando un concetto del pensiero hegeliano.

Secondo il protocollo ufficiale, in Brasile, il presidente uscente ha l’incarico, e l’onore, di passare la fascia presidenziale al suo successore. Ma alla cerimonia d’investitura di Luiz Inácio Lula da Silva, lo scorso 1º gennaio, Jair Bolsonaro, sconfitto

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